Vince la pietà nella nostra impotenza

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Anche quest’anno arriva a Milano l’attesa mostra del premio World Press Photo alla galleria Carla Sozzani. Uno dei premi più ambiti nel foto giornalismo internazionale. Documento storico degli accadimenti di un anno intero dimostra come la fotografia possa trascendere ogni barriera linguistica. Vincitrice quest’anno la foto del fotografo spagnolo Samuel Aranda, raffigurante una scena da pietà michelangiolesca, solo che la madre che tiene il corpo agonizzante tra le sue braccia è una donna dal velo nero (…) che la copre tutta. Questa scena, catturata in una moschea dello Yemen trasformata in ospedale da campo, sembra un ponte, teso nell’inconscio collettivo, dove si uniscono idealmente valori tradizionalmente opposti. Sembra voler trascendere le differenze culturali e religiose. E forse ha vinto perché si vorrebbe rendere sonoro il grido muto del mondo: Pietà, basta smettiamola!
È una mostra che vale la pena vedere. Sono nove le categorie presenti e tutte rappresentano al meglio gli attimi che hanno fatto notizia. Se escludiamo la categoria Sport, la maggior parte delle foto sono come deve essere il fotoreportage, crude e fedeli alla realtà, il che rende questa mostra interessante quanto emotivamente disturbante. Ma come contenere la violenza? La violenza ha misura? Possiamo studiarla a distanza con una fotografia. Una mostra è un po’ più meditativa di una rivista o di un quotidiano, meno veloce di un telegiornale. Ci chiama all’immedesimazione. Come diceva Susan Sontag in Davanti al dolore degli altri: ”Non ce la facciamo. Non riusciamo davvero a immaginare come è stato. Non possiamo immaginare quanto è terribile e terrificante la guerra; e quanto normale diventa.”

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