Tanto fugace la loro vita quanto lenta la loro morte. E un’altra certezza, che la bassezza umana non ha confini

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«Noi non abbiamo due cuori – uno per gli animali, l’altro per gli umani. Nella crudeltà verso gli uni e gli altri, l’unica differenza è la vittima»
(Alphonse de Lamartine)

A volte, guardando dormire i miei due animaletti da compagnia, un gatto iperattivo e un pastore tedesco coccolone a non finire, penso che, se dovessero capitarmi a casa quelli della protezione animali, forse avrebbero qualcosa da rimproverare. Al gatto e al cane, ovviamente.
Ruffo, il micio adottato qualche mese fa, non si smentisce mai: è giovane e, quindi, si diverte a combinare guai. Gatto nel presepe che butta a terra i pastori (e non le pecore), gatto che si arrampica sull’albero di Natale e che rosicchia i fili delle luci (filo aggiustato dalla mamma). Gatto che picchia Kora, l’altro quadrupede della famiglia, che si stende sulla tovaglia, che si attacca con le unghie ai capelli, che salta nel lavandino e srotola la carta igienica.
Mentre a fare da assistente al papà durante il pranzo e la cena c’è lei, Kora, golosa di mela, mandarino, pera e tanta altra frutta ancora. Mi diverte vedere mio papà che mangia con un tovagliolo sulle gambe per evitare che il cane affamato di frutta gli lasci una scia di bava sui pantaloni. E sembra quasi incredibile che la mamma si rifugi in bagno per mangiare in pace lo spuntino pomeridiano: una mela.
Capite ora perché a casa non temiamo la protezione animali? Come noi, altrettante persone in Italia amano i loro amici a quattro zampe, li coccolano e li viziano pur senza cadere in quegli eccessi che rischiano di denigrarne la dignità (cappottini extralusso, perline, fiocchetti).
Per tanti che li considerano a tutti gli effetti membri della famiglia, esistono purtroppo ancora tanti individui che li maltrattano, li torturano e seviziano. La tv non smette di tenerci aggiornati: canili-lager, animali tenuti alla catena e alle intemperie, senza cibo e acqua, cuccioli, ancora troppo piccoli per essere allontanati dalla madre, che arrivano dall’Est Europa stipati in camion per essere poi rivenduti a caro prezzo. Persone ignoranti, disumane, spietate.
Immagini di cani pelle e ossa rinchiusi in baracche e costretti a vivere (un parolone) nella sporcizia, magari accanto ad altri simili morenti. Pensiamo, forse, che le bestialità umane compiute ai danni degli animali siano sempre le stesse: crediamo, a torto, di averne sentite di ogni e speriamo, soprattutto, che non accada nulla di ancora più atroce. Perché, in realtà, sappiamo che la crudeltà dell’homo sapiens non ha confini.
Inghilterra e Spagna, greyhound e galgo, ovvero ciò che noi chiamiamo levrieri. Eleganti, snelli e agili. Nati per correre, nati per cacciare a vista. Questione di istinto: già nel lontano 1014, proprio mille anni fa, il re Canuto introduce le Forest Laws, leggi con le quali ampie aree forestali diventano riserva di caccia con i greyhound. Certo, erano altri tempi: necessità diverse e sensibilità differenti. Eppure, gli aristocratici dell’epoca riconoscevano la nobiltà nel portamento e nel carattere, tanto da farsi ritrarre con al fianco i fedeli quadrupedi.
E poi l’industrializzazione, gli affari, i soldi, l’economia: ecco che, a partire dal 1920, i greyhound diventano vere e proprie macchine da corsa. Anzi, peggio ancora, perché una macchina, se non funziona più, si cerca di ripararla. Il levriero, se non è più competitivo, si butta. Un’industria con cifre da capogiro (e da voltastomaco): considerate che ogni anno pare vengano “prodotti” in Irlanda 23 mila cuccioli. Numeri incerti e spesso stimati al ribasso, visto che i greyhound sono tatuati all’età di 18 mesi, quando iniziano a correre. Quando l’uomo capisce se vale la pena investire su quell’animale. Centinaia di migliaia sono i levrieri che mancano all’appello; eutanasia, vendita o donazione a istituti di ricerca e sperimentazione, abbandono, vendita al giro delle corse nei paesi del Terzo Mondo, randellate e colpi di arma da fuoco: le diverse sorti che possono toccare a quei cani assenti nelle liste ufficiali.


LA VOCE DEL PADRONE La voce del padrone B3
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