Al Centro Internazionale di Fotografia “Scavi Scaligeri”, Verona 18 maggio – 28 settembre 2014 ;

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Partire alla scoperta dell’America – anche se non proprio sulle orme di Cristoforo Colombo – è sempre stato un must per gli intellettuali italiani. Soprattutto per i giovani, nell’ultimo mezzo secolo, il grande sogno americano si è trasformato nel sogno, ora non più utopico, di una conoscenza, sufficientemente approfondita ma ottenuta anche attraverso un appropriato medium, della realtà culturale e fisica dell’America.
Così, giornalisti e scrittori, fotografi e registi ci hanno sommersi dei loro racconti americani e sull’America, da America primo amore di Mario Soldati alla trilogia di Sergio Leone, che si conclude con il bellissimo Once Upon a Time in America, C’era una volta in America. I grandi fotografi americani, poi, hanno molto spesso interpretato l’autonomia artistica della Fotografia, esaltata e divulgata da Stieglitz nell’editoriale del primo numero del suo “Camera Work”, per restituirci i loro racconti poetici di quel grande Paese oltre oceano. Da Paul Strand a Ansel Adams, attraverso l’obiettivo di cento altri Maestri, abbiamo imparato a visitare e a conoscere la “loro” America, e a capire questa nazione così diversa dalla nostra.
Finalmente, dal 18 maggio al 28 settembre 2014, presso il Centro Internazionale di Fotografia ”Scavi Scaligeri” di Verona, abbiamo potuto seguire un’altra di queste storie, raccontataci attraverso le sue fotografie da Gordon Parks, il primo fotoreporter nero a essere entrato nella redazione di ”Life”.
Nato nel 1912 in Kansas, dopo una vita sempre all’insegna dell’impegno contro la discriminazione razziale, Parks è morto a novantatré anni nel 2006. Suddivisa in più sezioni, la retrospettiva curata da Alessandra Mauro e prodotta da Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con Gordon Parks Foundation e Contrasto, dopo essere stata nei mesi scorsi a Roma, è una straordinaria occasione per vedere le opere – circa 160 immagini in bianco e nero e a colori, stampe moderne e, molte, d’epoca – e conoscere il lavoro di questo eclettico artista che ha applicato la sua straordinaria creatività non solo alla fotografia ma anche al cinema (otto volte come regista e quattro come attore), alla musica, alla poesia e alla scrittura.
Oltre alle riprese di moda, alla quale si è dedicato particolarmente all’inizio della carriera tra gli Anni Quaranta e Cinquanta, molto interessanti sono i suoi ritratti di attori, come Paul Newman, Sidney Poitier e Ingrid Bergman, di musicisti, come Duke Ellington e Glenn Gould e di scrittori, tra i quali il nostro Carlo Levi. Ma il suo impegno continuo contro la discriminazione emerge da straordinari ritratti di personaggi neri e prestigiosi del Novecento. Tra essi, Malcom X e Muhammad Alì, nei quali l’Autore riesce a cogliere la tensione e la concentrazione del soggetto nell’attimo dello scatto. Famosissimo, poi, un lungo servizio del 1968 su ”Life”, dedicato a una famiglia nera di Harlem; servizio che suscitò polemiche e reazioni in tutti gli Stati Uniti e rappresentò un punto fermo nella lotta dei neri d’America contro il razzismo e l’apartheid. Non a caso, la sua opera più celebre è American Gothic’, la fotografia di una donna delle pulizie nera, di nome Ella Watson, che se ne sta con i suoi strumenti di lavoro – scopa di saggina e spazzolone – davanti a una bandiera a stelle e strisce appesa in un ufficio, quasi irrigidita in un irrituale presentat’arm.
Così, Gordon Parks, fotografo autodidatta che aveva imparato da solo a usare la sua prima fotocamera comperata a un banco dei pegni, ci conduce con la sua reflex attraverso ”Una Storia Americana”, e, scavando dentro le iniquità, le prepotenze e le prevaricazioni di quella società, ci racconta, alla sua maniera e con l’intento di farla cambiare, la “solita” storia d’America.

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