«Sì, perché per molti bambini e bambine, ma anche per molte donne e molti uomini, diventi una sorta di fonte di ispirazione. Ispirazione che, magari, poi potrà anche essere delusa, però ciò non significa che il percorso fatto sin lì sia tutto da buttare al vento»

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Caro Sport,
quest’oggi ho deciso di scriverti una lettera. Non l’ho mai fatto prima. In tutti questi anni (ben 27 e mezzo) sei stato una componente importante della mia vita. Abbiamo iniziato con il praticare lo sci sulle montagne della Lessinia, e siamo poi passati al calcio. Una piccola parentesi con il judo, durante la quale abbiamo vinto anche alcune medaglie a livello provinciale. Poi sono cresciuto e, dato il preminente impegno scolastico, per qualche tempo ti ho messo in disparte. Scusa.
Andiamo avanti. È arrivato il corso di laurea triennale e, al momento di scegliere l’argomento per la tesi, non potevo non riprenderti in mano. Doping, spettacolo mediatico, desiderio ludico fine a sé stesso che si contrapponeva al dilagare del denaro e di altri interessi nel settore prettamente professionistico.
Siamo poi giunti ai due anni di laurea specialistica (o magistrale), al termine dei quali sei stato ancora protagonista del mio elaborato finale. Violenza sportiva, le diverse personalità del tifoso, gli spazi (aperti o chiusi) a te dedicati per la pratica di numerose attività.
Per finire, eccomi qua che da quasi 36 mesi parlo di te sulla nostra rivista culturale. Culturale? Sì, perché anche tu fai parte di questo grande mondo che ogni giorno viene alimentato da notizie, pezzi di carta, parole, dubbi, domande, scandali, reazioni a caldo e riflessioni a mente fredda. Sì, perché questa nostra cultura è fatta di insegnamenti, regole, disciplina e possibili sanzioni. E tu, mio caro Sport, possiedi tutti questi elementi. Sì, perché per molti bambini e bambine, ma anche per molte donne e molti uomini, diventi una sorta di fonte di ispirazione. Ispirazione che, magari, poi potrà anche essere delusa, però ciò non significa che il percorso fatto sin lì sia tutto da buttare al vento.
Ecco, insomma, che mi fa male quando sento parlar male di te, quando sento che non servi a nulla, che sei qualcosa di inutile. Certo, non sei fatto solo di pregi. Hai parecchi difetti e svariate ammaccature. Tuttavia, pregi, difetti e ammaccature li hanno anche altre branche culturali.
Quindi non ti spaventare o arrendere quando la strada che ti trovi davanti è in ripida salita. Un passo alla volta si affronta tutto. Basta avere pazienza. E se ogni tanto un passo lo si fa all’indietro non succede nulla.
Grazie, a presto.
Daniele

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