Se n’è andato un grande storico e critico della fotografia

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Mi rigiro tra le mani e guardo la cartelletta bianca, quadrata, di Camera Chiara – viaggio dentro la fotografia, che contiene i quattro fascicoli dell’evento organizzato da Ando Gilardi a Verona, nel giugno del 1980. Sulla copertina, con la sua grafia elegante, mi ha lasciato una dedica affettuosa.
Ho un ricordo molto intenso di Ando, che, nei primi Anni Ottanta, ho conosciuto e frequentato assieme a mio fratello – fotografo, allora professionalmente molto vicino a Gilardi – e a un altro amico. Incontri pieni di cultura, di storia, di fotografia. E di umanità. Ricordo quella volta che ci portò in una trattoria di campagna, a mangiare uno spettacolare risotto alla milanese. Eravamo sul finire di una tiepida primavera, e, in una scenografia dolcissima che non sembrava neppure fossimo a pochi chilometri da Milano, sotto una pergola, ci fermammo fino a pomeriggio inoltrato, incantati ad ascoltare i racconti di Ando. Di quando lavorava alla redazione de “L’Unità” di Genova, di quanto – nei primissimi anni dopo la guerra – i compagni del PCI fossero bacchettoni (con tutti, anche con Ando, ma non con il segretario Togliatti) sulle questioni di coppia, del campo di prigionia nazista dove lui, ebreo, partigiano e comunista, era stato internato e del quale portava il solito, sconcio souvenir numerale tatuato sull’avambraccio. E poi quella storia, che mi ha colpito tantissimo e non potrò dimenticare mai. Aveva con sé il suo cagnotto, un meticcio attentissimo, di taglia media e con il mantello di diversi colori, che Ando chiamava Amìs, Amico. Ci raccontò che aveva sempre sofferto molto il fatto che l’esistenza dei cani fosse così breve, rispetto a quella degli uomini. Così, tanti anni prima, aveva deciso che tutti i cani con i quali avesse diviso il percorso della vita, li avrebbe chiamati Amìs. In modo che gli sarebbe sembrato di stare sempre con lo stesso amico quattrozampe.
Mi piace pensare che Ando sia anche adesso con il suo Amìs.

Ando Gilardi è nato ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, nel 1921. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale ha agito nei gruppi Partigiani, riceve l’incarico dagli Alleati di raccogliere prove fotografiche a carico dei criminali nazi-fascisti. Inizia la professione di giornalista nella redazione genovese de “L’Unità” poi va al “Lavoro” e a “Vie Nuove”. L’attività di ricerca fotografica rimane il suo principale interesse, e lo porta a fondare la Fototeca Storica Nazionale, che oggi porta il suo nome.
Molto intensa è stata la sua collaborazione con le università, particolarmente con Ernesto de Martino (Università di Sassari), con Tullio Seppilli (Università di Perugia) e con Diego Carpitella (Istituto Etnomusicale dell’accademia di Santa Cecilia in Roma). Più recentemente, con Giovanni Degli Antoni e con Patrizia Ghislandi del Centro Televisivo Universitario (CTU) della Statale di Milano.
Ha scritto alcuni dei testi fondamentali per la critica e la storia della fotografia: Il colore nella fotografia, La fotografia dalle origini… alla fotoincisione, Fotografia macchina per insegnare, La fotografia nell’epoca della sua riproducibilità artistica (in “Il Miracolo di San Samuele. Ipotesi per un museo immaginario”), Il Risorgimento italiano nella documentazione fotografica, Sillabario fotografico per la prima elementare, Storia della fotografia pornografica, Storia sociale della fotografia, Wanted! Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria, Meglio ladro che fotografo. Tutto quello che dovreste sapere sulla fotografia ma preferirete non aver mai saputo, Lo specchio della memoria, Fotografia Spontanea dalla Shoah a You Tube.
È stato direttore di “Popular Photography Italiana” e co-fondatore e condirettore di “Photo 13”, e di molte altre importanti testate fotografiche italiane; ha collaborato per moltissimi anni a “Progresso Fotografico”.
In Giappone, è stato realizzato un suo innovativo libro elettronico interattivo, il Museum of Museums of Italian Renaissance Art. Ha realizzato una fondamentale mostra foto-letteraria itinerante di immagini spontanee e testi relativi alla Shoah, La Gioconda di Lvov. Nell’agosto 2008 ha creato “TubArt”, il suo canale personale su YouTube.
È morto il 5 marzo scorso.

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