Un viaggio lungo un’intera carriera. Centodieci scatti d’autore intrisi di passione e di umanità

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Dal 16 dicembre al 17 febbraio scorso, presso il Centro italiano Arte Contemporanea di Foligno, si è tenuta la rassegna fotografica intitolata “Edward Weston. Una retrospettiva” (curata da Filippo Maggia). In due mesi si sono voluti celebrare e ammirare i decenni di carriera di uno dei più grandi maestri del Novecento, scomparso in California nel 1958. Non sarà stato facile riassumere in centodieci opere un’intera vita di lavoro e di studio su questa affascinante forma d’arte, ma per gli occhi e le menti dei visitatori il risultato finale è stato indubbiamente positivo.
Il percorso tematico costruito attraverso gli scatti ci ha condotto dentro quel modo di pensare la fotografia che è appannaggio solo di coloro che sanno reinventarsi continuamente, di coloro che sanno comprendere i tempi entro i quali vivono, di coloro che amano enormemente la vita e le sue anguste meraviglie. Artisti che, a volte, riescono anche ad anticipare le epoche e alcune tendenze, poiché adottano uno sguardo semplice in grado di valutare il mondo con trasparenza e rispetto.
Compito insito in una recensione è far percepire un respiro critico e un coinvolgimento sia nei confronti di chi ha osservato fisicamente le opere che, e soprattutto, verso le persone che non l’hanno potuto fare. Insomma, il nostro obiettivo è cercare di trasmettere passione e curiosità, volendo evitare la banalità del giudizio.
Non si può non essere colpiti dalla profonda cura con la quale ogni soggetto è stato ritratto sulla pellicola. Che siano nudi o paesaggi, il realismo dell’immagine si mescola con una ricerca alquanto maniacale della struttura e dell’ambiente che lo contengono.
Tali elementi emergono con maggior forza nelle fotografie a noi più lontane temporalmente, data la possente impronta pittorica dello sfondo e dello scenario. Col passare degli anni, invece, prende vita un forte desiderio di purezza tecnica, tratto che scaturisce dallo studio e dalle riflessioni che l’autore compie sullo stesso mezzo tecnologico, dal quale si ritiene come conquistato e ammaliato.
In poche parole, potremmo considerare il percorso compiuto fra i centodieci scatti una sorta di itinerario nella mente e nel cuore di un’artista che ha scelto di dedicare la propria esistenza al mondo dell’immagine in sé. Non facile, anzi. Ci vuole grande passione e forza d’animo, assieme a una sincera fiducia riposta nell’uomo e nei suoi bisogni più intimi.

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