Sconosciute alchimie naturali in un angolo d'Africa. Mozzafiato

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Un aiuto se n’è già andato: Africa; ma a ben guardare, l’Africa è grande, con quei 30 milioni di Kmq di estensione e più di 50 Stati, alcuni piccolissimi, come il Gambia, il più piccino del continente, altri enormi, come l’Algeria che, dopo l’indipendenza del Sudan del Sud dal Sudan, è al primo posto per estensione geografica.
Il Gibuti: e chi lo conosce? Una nuova marca di SUV?
Nelle concessionarie non c’è traccia di Gibuti. Ma certo! Era presente alle Olimpiadi di Londra, ed è stato proprio guardando sfilare i paesi partecipanti ai Giochi durante la serata di apertura del mega show televisivo che mi sono chiesta quale spicchio di mondo portasse questo nome. E mentre i 6 atleti (3 uomini e 3 donne) avanzavano con la loro bandiera colorata, scoprivo che il Gibuti è un puntino dell’Africa orientale, abbracciato dall’Eritrea e affacciato sul Golfo di Aden.
Poco più piccolo della Lombardia, con una popolazione di circa 700 mila abitanti, Djibouti, che prima costituiva la Somalia francese, è indipendente dal 1977 ed è una Repubblica Presidenziale con poche risorse, uno sterminato deserto e 3 basi militari presenti stabilmente sul territorio.
Lo scopo? Mantenere l’equilibrio in una regione precaria dell’Africa, una polveriera che rischia di saltar per aria da un momento all’altro: ecco la ragione per cui navi da combattimento ed elicotteri Apache hanno stabilito qui la loro dimora. E se l’Etiopia si lecca i baffi vogliosa di fagocitare il Gibuti convinta che una parte degli abitanti (gli Afar) condivida la stessa etnia, l’Eritrea, senza fantasia, spera di poterlo inglobare perché una parte della popolazione è della sua stessa tribù, quella degli Issa.
Un viaggio da queste parti? Ne varrebbe la pena: il Gibuti è “selvaggio al punto giusto” con quel suo mix di rocce, mare e terra arida. Non sarà tra le mete più sicure nelle quali trascorrere giorni di relax con pargoli al seguito. Lo Yemen, altro focolaio perennemente acceso, è a 20 Km di braccio di mare e, come se non bastasse, le navi, provenienti dal Canale di Suez, passano proprio da qui, nel covo dei pirati.
Se la paura di intraprendere una simile esperienza c’è, cerchiamo almeno di raccogliere qualche informazione su una meta nella quale si spera, un giorno, di poter metter piede, magari da novembre a metà aprile, prima che il caldo soffocante impedisca di gustare le bellezze paesaggistiche che il Paese può offrirvi, Lago Assal in primis.
Punto più basso dell’Africa (meno 150 metri), il lago ha un’altissima concentrazione salina, circa 350 gr di NaCl per litro: un’enomità se confrontata con la salinià della vicina Baia di Ghoubbet (30 gr/lt). Impossibile fare un tuffo nella tavolozza di colori di cui si tinge lo specchio d’acqua: verde smeraldo e blu intenso si fanno beffe di voi che, tutt’al più, potete galleggiare sulla superficie acquosa.
Lo circonda un ambiente mozzafiato: vulcani tinti di nero, incrostazioni di sale e sabbia che risplendono di un bianco accecante sotto il sole di una delle regioni più calde al mondo. Alchimia di colori e magia della natura: il lago, separato dal mare da una zona vulcanica, è a questo collegato da una serie di fratture sotterranee che permettono di compensare il livello di acqua, che tenderebbe ad abbassarsi per l’intensa evaporazione. Paesaggio così fantascientifico che il regista Schaffner decise di usarlo come location per il film Il pianeta delle scimmie.
Scimmie (finte) e gazzelle (vere) che corrono leggiadre nella pietraia assolata; fenicotteri rosa lungo le rive del Lago Abbe, pronti a cibarsi del krill che abbonda nelle sue acque salate, acque che, almeno fino a venti anni fa, erano dolci e abitate da ippopotami, coccodrilli, pellicani & co. Poi, gli Etiopi hanno deviato il flusso del fiume Awash, che lo alimentava, per mettere in funzione una diga per la produzione di energia elettrica. E ciao biodiversità.
Gli squali balena, per ora, potete avvistarli da ottobre a gennaio nella Baia di Ghoubbet, uno dei migliori posti al mondo per praticare snorkelling accanto a questi inoffensivi giganti del mare.
Djibouti, nome dal sapore francese, con una capitale giovane, dove gli uomini masticano qat per ore e dove è meglio perdere la mania nipponica di scattare foto a random, vuoi per l’alta concentrazione di basi militari off-limits, vuoi per il rispetto verso la religione musulmana, che impedisce di fotografare persone senza il loro consenso.
Un esperimento: provate a chiedere a qualcuno dei vostri amici cosa associa a Gibuti. Se la risposta è “SUV “, siete, in ogni caso, sulla buona strada.

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