Da più di quindici anni non si vedeva in Italia una retrospettiva così completa e importante di questo artista, uno dei più grandi Maestri della Storia della fotografia mondiale

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Da più di quindici anni non si vedeva, in Italia, una retrospettiva così completa e importante dedicata a Edward Weston (1886-1958) – uno dei massimi rappresentanti della Storia della fotografia mondiale – come quella che si è tenuta dal 16 dicembre al 17 febbraio del 2013 al CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno.
Sostenitore di un’estetica basata sulla perfezione tecnica e stilistica (immagini sempre perfettamente a fuoco, con una massima profondità di campo ottenuta impiegando gli obiettivi con l’apertura minima del diaframma), abbracciò prima il realismo pittorico, ben presto abbandonato per seguire le linee del modernismo delle avanguardie europee, soprattutto del Cubismo e del Surrealismo. Si schierò, a fianco di Alfred Stieglitz e Paul Strand, nella famosa polemica su arte e fotografia lanciata dall’editore-fotografo newyorkese nel 1913, dalle pagine della sua rivista “Camera Work”.
In particolare Weston, sostenendo che l’Arte fosse un fine in sé e la tecnica un mezzo per raggiungere quel fine, sottrasse completamente l’idea di arte dal modo che l’artista avrebbe impiegato per esprimersi. Il fotografo doveva già «visualizzare la foto dentro di sé prima ancora di scattarla». Così, Weston era solito precisare di vedere – già finita sul vetro smerigliato della fotocamera e ancor prima dell’esposizione alla luce – la stampa finale al platino, con tutte le sue auspicate qualità. Come se l’opera d’arte fosse già dentro il fotografo, e i suoi occhi vedessero qualcosa a lui già ben conosciuto.
Al CIAC abbiamo potuto ripercorrere una buona parte della grande storia della fotografia, ammirando centodieci opere fotografiche originali – scattate dai primi anni Venti fino agli anni Quaranta – quasi tutte provenienti dal Center for Creative Photography di Tucson, dove è conservato il più completo archivio dell’autore. Le stampe sono “a contatto”, di piccolo o medio formato, realizzate in camera oscura personalmente dall’autore, o con la sua diretta supervisione. Durante il processo di stampa, Weston – ancora una volta in piena identità di pensiero con Stieglitz, che rifiutava la manipolazione, il ritocco e gli effetti fasulli (per esempio, il flou usato come espediente stilistico) perché la foto avrebbe dovuto riflettere «il soggetto stesso, nella sua sostanza e personalità» – non ammetteva la minima elaborazione dell’immagine, che avrebbe dovuto dipendere solo dai mezzi strettamente fotografici. Il rigore di Weston nella produzione delle stampe fotografiche rappresenta un aspetto essenziale della poetica artistica di questo straordinario autore.
Tra le altre, abbiamo potuto rivedere le famosissime fotografie di nudo, ovviamente sempre in bianco e nero, che Weston scattò a Tina Modotti, attrice, fotografa lei stessa e donna dalla vita avventurosa, che fu assistente in camera oscura, modella e amante di Weston.

01- Edward Weston, Nude, 1936 ©1981 Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents
02- Edward Weston, Nude, 1936 ©1981 Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents
03-Edward Weston, Toadstool, 1936 ©1981 Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents

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