Nuova Zelanda, Spagna, Canada, Bolivia, Antartide e California: una miscela di creatività (naturale e umana) – Parte 2

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Eccoci qua: ora che vi siete cimentati nello scioglilingua del Galles, provate con questo: Tetaumatawhakatangihangakoauaotamateaurehaeaturipukapihimaungahoronukupokaiwhenuaakitanarahu, una serie impronunciabile (per me di sicuro!) di lettere che arriva per voi dalla Nuova Zelanda. Un toponimo in lingua maori da record, abbreviato per comodità in Taumata, che, facile a credersi, è entrato nel Guinness of Record come nome di località più lungo. Cotanta abbondanza indicherà un luogo meraviglioso, penserete voi; non vorrei deludervi, ma Taumata è una collinetta alta poco più di 300 metri. Più avvincente, forse, la battaglia dei nomi tra Galles e Nuova Zelanda, una storia di battibecchi tra chi sostiene che il nomignolo di Taumata sia stato appositamente allungato per conquistare un record e chi, invece, ritiene che quella collina si sia sempre chiamata così.
Una volta decollati da “Il ciglio della collina, dove Tamatea, l’uomo con le grandi ginocchia, che scivolò, salì e ingoiò le montagne, conosciuto come il mangiatore di terre, suonò il proprio flauto per la sua amata”, la traduzione in due parole (!) di Taumata & company, approdiamo sulle rive di un fiume rosso. Niente a che vedere con quel Fiume Rosso, quello che scorre in Vietnam e lungo le cui sponde è adagiata Hanoi, la capitale. Siamo in Spagna, lungo il corso del Rio Tinto, dove sfumature giallognole, rosse e arancioni offrono uno spettacolo di colori che ha dell’incredibile. La spiegazione di questo fenomeno? Il tanto, ma proprio tanto, ferro che si trova nelle sue acque, altrettanto ricche di acido (il pH è compreso tra 1,7 e 2,5) e di metalli pesanti. Ha fatto tutto Madre Natura? No, l’uomo ha lasciato il segno anche nella bella Andalusia, zona ricca di miniere e sfruttata per l’estrazione del rame, sospesa dal 1986, dell’argento e dell’oro, interrotte nel 1996.
Colori a parte, l’area ha suscitato l’interesse degli studiosi della Nasa, viste le somiglianze con il Pianeta Rosso, con l’obiettivo di rintracciare organismi viventi che dimostrino la presenza di vita su Marte. Il lavoro di ricerca sembra essere a buon punto: scovati i batteri, in grado di resistere a condizioni estreme, rimane da scoprire il loro funzionamento.
E ora un lago del Canada vicino alla città di Osoyoos, nella British Columbia: Kliluk, quasi un nome “alieno” per questo specchio d’acqua impreziosito da perfetti cerchi gialli. Anche questa volta c’entrano i minerali: solfato di magnesio, solfato di calcio e sodio colorano la superficie come per creare una coperta a pois. Con il caldo estivo l’acqua evapora, abbassandosi di livello e svelando la preziosa trama maculata di questo luogo sacro ai Nativi Americani oggetto di una curiosa leggenda. Sembra, infatti, che le sue acque abbiano una straordinaria virtù terapeutica, tanto che, nel corso di una battaglia fra tribù locali, venne dichiarata tregua appositamente per immergervi i feriti.
Potevate mai immaginare che al mondo esistessero stranezze di questo tipo? Fenomeni misteriosi con i quali la scienza si sta confrontando?
Dall’enorme deserto di sale della Bolivia, il Salar di Uyuni, la più grande distesa salata al mondo (si stima che contenga qualcosa come 10 miliardi di tonnellate di sale) alle Valli secche McMurdo nell’estremo Antartide. Parlarvi di neve e ghiaccio non farebbe notizia: piuttosto, è singolare notare una superficie di quasi 16 mila chilometri quadrati completamente libera dal manto bianco. Posticini decisamente poco ospitali, queste tre valli, scoperte dal Capitano Scott nel 1901: non solo non piove da milioni di anni, ma, per qualche inspiegabile ragione, nella zona si trovano numerosi scheletri e corpi mummificati di foche. Con un pizzico di coraggio potreste pianificare una gita fuori porta da queste parti: qualche traccia di vita, costituita da studiosi e tecnici delle basi scientifiche, c’è.
Concludiamo la rassegna di queste stra-vacanze intercontinentali con i “Rolling Stones”, i sassi rotolanti. La musica, in realtà, non c’entra. Siamo in California, nella Death Valley, più precisamente sulla spiaggia asciutta del Racetrack dove si vedono alcuni massi con dietro una scia tracciata nell’argilla, proprio come se avessero camminato. Un enigma ancora irrisolto, reso ancora più misterioso se si pensa che mai nessuno afferma di aver visto queste pietre mentre si muovono. Percorsi rettilinei, curve dolci, angoli troppo perfetti per credere che tutto sia da attribuire all’azione del vento. In ogni caso, le pietre iniziano a scarseggiare nella Death Valley. Sarà mica colpa di qualche turista in cerca di souvenir? Se così fosse, dimostreremmo di non essere all’altezza: di fronte a certe stra-vacanze mondiali saremmo, come sempre, privi di originalità.

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