DNA da esploratore di natura? Il vostro habitat ideale a un passo dal Polo. A Nord, ma pur sempre al centro del mondo

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«La natura ti dà la faccia che hai a vent’anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquant’anni». (Coco Chanel)

Naturalmente giovane, esageratamente dinamica.
A nord, terribilmente a nord.
Vi è mai capitato di prendere in mano un atlante per pura curiosità? Solo per il piacere di sfogliarlo? A me succede: lo apro a caso. Chi ama viaggiare viaggia sempre, non ha bisogno di prenotare in agenzia o di controllare che la carta d’identità sia valida per l’espatrio. Non vive la doppia angoscia della bilancia: una duplice tribolazione, pesare se stessi e poi la valigia, scoprendo che in entrambi i casi si sono superati i limiti.
Credete veramente a quello che ho scritto? Io mi dissocio.
Dai depliants al check-in, sono tutte briciole di un viaggio.
Esistono due stati al mondo facilmente interscambiabili, almeno a parole: Irlanda e Islanda. Solo a parole, perché l’isola smeraldo non è la terra dei ghiacci.
I colori, più di ogni altra cosa, rendono bene l’idea: atlante alla mano per costatare come il verde prevalga nell’una e il bianco s’imponga nell’altra.
Non credete sia un’idea tanto stravagante, pianificare una “gita fuori porta” da queste parti. Non sarà affollata come Formentera a Ferragosto, ma tutto si può dire, tranne che l’Islanda sia turisticamente poco gettonata.
Non si richiede un fisico da macho: non dovrete scalare vette da capogiro (la più alta raggiunge i 2119 metri). Eppure, non pensate di stare in ammollo per tutta la vacanza nelle piscine termali disseminate qua e là sull’isola: e quando vi ricapita di ritornare ai confini del mondo? Già, perché la meta di oggi non è low-cost. Purtroppo, non è un Paese per tutte le tasche, sempre che non le abbiate abbastanza rifornite. Se siete “esploratori dentro” con buono spirito di adattamento, potrete sicuramente risparmiare: la tattica del “fly & drive” e la scelta di sistemazioni senza troppi fronzoli (tenda in testa!) non faranno soffrire il vostro portafoglio.
Ai confini del mondo, eppure al centro della terra: chissà quale motivo avrà spinto Jules Verne, ben 149 anni or sono, ad ambientare qui il suo romanzo: tutto ha inizio con una pergamena, con un messaggio cifrato scritto in caratteri runici. Aria di libri, di storia e di avventure, perché niente in Islanda va dato per scontato.
Chi avrebbe mai immaginato che un’isola lunga 500 Km e larga 300 potesse essere abitata da poco più di 300 mila persone? In compenso, fate, folletti e gnomi bilanciano la scarsissima densità di popolazione per chilometro quadrato. Per non dimenticare le saghe: è quasi impossibile beccare un islandese che non abbia letto almeno le più importanti. Volendo proprio dirla tutta, nessuno sa di preciso perché siano state scritte: l’unica certezza è che nel 1200 qualcuno si è dedicato alla scrittura, in lingua locale e non in latino, di storie in prosa. Facilitati non poco gli studenti della terra di ghiaccio: nessuna elucubrazione profonda, nessuna parafrasi o note esplicative per rendere più comprensibile il senso della frase. La loro lingua è quella che è da più di mille anni. Che differenza: a noi tocca rimuginare, ancor prima che nel mezzo del cammin di nostra vita, sull’amor che move il sole e l’altre stelle. Una terzina a pagina accompagnata da un esercito di commenti, ché senza quelli ci ritroveremmo altro che in una selva oscura.
In Islanda tutto sembra (è) giovane. Mentalmente aperti, egualitari nei rapporti uomo-donna e, a quanto pare, liberi da pregiudizi sessuali, tanto da poter essere governato da un primo ministro donna apertamente lesbica. Una notizia sensazionale, se fosse successo nel Bel Paese. Per venti giorni si sarebbe stati frastornati dall’idea di avere una donna al potere, mentre per altri vent’anni avremmo parlato del suo orientamento sessuale.
Venti, proprio come gli anni della seconda isola d’Europa per estensione, che poi siano venti milioni, poco importa… sono i 4 miliardi della crosta terrestre che fanno la differenza.
Esauriente. C’è di tutto: altipiani desertici, delta sabbiosi, vulcani, distese di lava e ghiaccio, geyser, piscine termali naturali, tundra, torbiere, praterie. E pensare che qui, un tempo, c’era soltanto oceano. Poi, con il passare dei millenni, qualche scossa prima, qualche eruzione dopo e…voilà! Nacque così la terra del ghiaccio fondente.
Un paesaggio originariamente desertico e brullo che, grazie a massicci programmi di riforestazione, sta lentamente cambiando colore; un ambiente effervescente, instancabile, energico, perché se un tempo l’unico mammifero indigeno era la volpe dell’Artico, oggi vivono in Islanda anche renne e visoni (anche se a seguito di un intervento di reinserimento nella fauna locale). Per gli orsi polari, invece, non c’è stato nemmeno il tempo di recapitare l’invito: sono arrivati fin qui da soli, direttamente dalla Groenlandia, lasciandosi trasportare dai banchi di ghiaccio galleggianti.

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