Incontro con uno degli artisti emergenti più interessanti del panorama nazionale

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Serafino RudariSerafino Rudari è un artista veronese che sta vivendo il suo momento di notorietà oramai da qualche anno e non accenna a rallentare, anzi, sembra che la sua stella sia destinata ad illuminare il firmamento dell’arte contemporanea internazionale ancora per molto tempo. Nato e cresciuto in un ambiente fervido e stimolante – la famiglia vanta nel proprio albero genealogico una serie di artisti che attraversano tutto il ‘900 – approfondisce nel corso della sua carriera oltre alle arti figurative, il design e la musica per creare un connubio, un’unione esplosiva che darà vita a progetti strabilianti.

La sua arte richiama per lo più uno stile metropolitano, le composizioni sono una serie di colori e materiali non convenzionali, le tele vengono “maltrattate” cambrettate, bruciate, tagliate. Allo stesso tempo Serafino riesce a far emergere dai suoi quadri la parte più poetica di sé stesso, quasi come se fosse un alternanza di contrapposizioni. Stile metropolitano dicevamo, certo, ma con abbinamenti che richiamano la natura. Tra le sue creazioni non è difficile osservare rinoceronti, leoni, cavalli che si aggirano tra i palazzi di una città, oppure dei rimandi ad un modo fantastico, Mary Poppins che assieme ad unicorno ondeggiano su uno sfondo londinese.

L’esplorazione continua di nuovi territori del suo essere lo portano a sperimentazioni e applicazioni sempre nuove: dall’interior design al fashion, passando dalle sue oramai celebri performance dal vivo che fondono assieme musica e pittura. “E’ più corretto parlare di suono e colore, anziché musica e pittura, in quanto queste ultime sono un “prodotto finito”, mentre è grazie alla propagazione delle prime che le mie performance prendono vita. In qualche modo è un ritorno alle origini, alle materie prime” precisa Serafino.

In una sua precedente intervista Rudari dichiarò: “a mio avviso è importantissimo il concetto di condivisione, l’esperienza che io condivido con il pubblico durante la creazione di un’opera è un momento cruciale”. E’ il fulcro sul quale gira tutto il mondo creativo dell’artista. La genesi dell’opera come forma d’arte, dove tutti possono apprezzare non solo il quadro, la composizione o il prodotto finito, ma piuttosto la creazione dello stesso con il continuo susseguirsi di colpi di pennello e arrangiamenti al pianoforte, incisioni di lame e assoli di chitarra.

I lettori che non hanno ancora avuto la fortuna di partecipare ad un’esibizione di Serafino Rudari saranno perplessi da queste righe, ma cercherò di fare chiarezza.

Diversi artisti sfruttano le nuove tecnologie per pubblicare video che li ritraggono nei loro laboratori durante il lavoro, ma con Rudari si va oltre. Il concetto di artificialità e differita vengono annullati per far posto al live e creazione in diretta, condivisa con un numero di astanti che possono godere della propagazione dell’arte visuale accompagnata dalla musica. Sui supporti utilizzati da Rudari vengono installati dei sensori che registrano i suoni che l’artista produrrà toccando, tagliando, bruciando e dipingendo il supporto scelto. Ma qual è la motivazione? Per il raggiungimento della bellezza come elemento ideale, un concetto troppo grande da spiegare e da capire, forse. “Per avvicinarsi bisogna abbandonare, lasciare alle spalle le cose futili che la società odierna ci propone e impone. Solo con la semplicità e la condivisione dell’arte si può sfiorare la bellezza ideale.” Rudari vuole rendere partecipe il suo pubblico durante la genesi dell’opera perché così facendo si migliora la percezione collettiva della bellezza.

A detta dell’artista solo chi possiede una percezione di bellezza riuscirà a condividerla, a generarne di nuova e preservare quella che già esiste. A questo punto non ci resta che sperare che quanto predetto da Dostoevskij si avveri: la bellezza salverà il mondo!

Mirko Cristani

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