Il Gruppo Popolare Contrade riparte con una nuova esilarante commedia

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Sarà anche vero che l’abito non fa il monaco, ma siamo sicuri che la dimora non faccia l’inquilino? Insomma, un conto è accogliere un ospite importante in uno squallido seminterrato, un conto è farlo in un lussuoso piano attico. Se poi c’è di mezzo un prestigioso incarico di lavoro, la differenza c’è eccome. Specialmente per due artisti squattrinati in cerca dell’occasione della vita. Il luogo dell’incontro? Ma a casa Benetti, no? Che tanto quelli se ne stanno sempre in giro. Ma con il destino sarebbe meglio non scherzare, specie quando è lui in vena di scherzi. Già, perché a volte gli ospiti si assomigliano, e a prendere fischi per fiaschi ci vuole un attimo. E se i padroni di casa rientrano furtivi, alla spicciolata, e in dolce compagnia, diventa proprio un bel guaio, anche per chi già immaginava di dare una bella “ripulitina” alla casa. C’è infine quel tizio sempre tra i piedi, che nessuno si fila, ma che forse è l’unico a non aver sbagliato posto. Situazione confusa? Tranquilli, per fortuna a dirigere il traffico ci sono gli zelanti portieri dello stabile. Ma sarà poi davvero una fortuna? Non è facile raccontare in poco spazio l’intricata trama di Scusi, lei è di casa?, ultima fatica teatrale del Gruppo Popolare Contrade, una commedia brillante di Paolo Corsi, dove si intrecciano tante vicende incalzandosi a ritmo serrato in un elaborato gioco ad incastro. Nel passaggio dalla carta alla scena la regia di Delio Righetti è riuscita a conciliare il ritmo con i numerosi e complessi movimenti scenici, facendo funzionare senza incepparsi un meccanismo sempre in movimento. In certi momenti il ritmo è così elevato da stordire quasi lo spettatore, al punto da fargli temere di aver perso il bandolo della matassa. Ma è questione di poco, perché presto tutto si combina, ed a rimanere storditi, stavolta, sono solo i personaggi, con il pubblico che se la ride. Vicina alla pochade per contenuto, la commedia strizza l’occhio anche al vaudeville, per l’innesto di alcune canzoni (con musiche originali di Giannantonio Mutto) eseguite dal vivo, a riassumere e commentare gli eventi. Non manca infine un omaggio alla Commedia (è un Pulcinella a cantare le canzoni), per dire che in fondo tutti recitano per ottenere uno scopo: “tutti quanti commedianti e la vita è una commedia”. Molto buona la prova del numeroso cast, spigliato e sempre a tempo. Una nuova conferma per questo gruppo, che, partito dalla valorizzare della tradizione popolare, ha allargato gli orizzonti, divenendo una compagnia di prosa in costante crescita.

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