Sbocciano fiori per le vie di Verona; il loro nettare sono poesie

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Sole, caldo, fiori. Una Valeria Rossi riadattata per l’occasione. E’ iniziata così, nel centro di Verona, la bella stagione, preannunciata da giorni di mercurio alto nella sua colonnina e un via vai telematico che intasa le linee.
Ore 17.45 ritrovo in Piazza dei Signori. Ore 18.00 inizio dello slow mob.
E’ Marisa Michieli, vedova Zanzotto, ad aprire le danze poetiche: “la poesia è suono” si legge infatti sul programma che si trova accanto alle valigie improvvisate gradini, ai piedi della statua di Dante improvvisata palco.
Marisa legge una poesia del marito mancato la mattina del 18 Ottobre 2011. Ha lo sguardo distante, ma sorride, forse memore del modo in cui Andrea pronunciava la r mentre gliela leggeva, quella stessa poesia, nell’intimo della loro casa.
Al termine della lettura riceve un mazzo di fiori, sorride di nuovo, gli occhi lucidi.
Poi altre poesie, altri nomi illustri: Tonino Guerra, Peppino Impastato, Pier Paolo Pasolini.
Il 21 Marzo è una data importante, per i calendari comincia la Primavera, ma questa è solo una delle ricorrenze. Questa data vuol ricordare anche le vittime del razzismo, le vittime delle Mafie. Il 21 a Primavera nacque Alda Merini. Sono Silvia ed Enrico a ricordarcelo, lei con la sua voce ed Enrico dando la parola alla sua chitarra.
Alle 18.30 la poesia diventa dono, la folla si disperde ma converge a piccoli crocicchi agli angoli di via Mazzini, via Cappello, via Stella.
Donne sorridenti, il fiore tra i capelli, sollevano i loro cartelli di cartone che dicono: poesie dialettali; poesie in tutte le lingue, poesie su ruote, poesie libere.
Chi su una cassetta della frutta, chi su delle valigie, chi semplicemente a terra. Chi col megafono, chi al microfono, chi alzando la voce, i versi s’odono, s’intrecciano, si perdono.
Qualche anziano chiede: “Che fanno?” E udita la risposta stringe gli occhi compiaciuto. Ai suoi tempi le poesie s’imparavano a memoria alle elementari. Qualche donna ancora le ricorda e le ricalca col labiale.
Infine la poesia diventa luce. Il ritrovo è in piazza Bra, proprio sotto l’Arena, dove i lumini compongono la scritta: Poesia. Poco dopo s’alzano in cielo tre lanterne cinesi, un bambino chiude con una filastrocca in rima.
Gli ultimi saluti, gli ultimi ringraziamenti al professor Beltrame, organizzatore dell’iniziativa, poi la gente sciama.
Rimane qualche fiore, un bambino a seguire con lo sguardo la lucina che s’allontana nel cielo scuro, poi la piazza si ripopola: è cominciata la primavera.


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