La Compagnia Giorgio Totola omaggia Shakespeare e il teatro con un allestimento di qualità

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Giorgio Totola è stato un grande uomo di teatro. Si deve in gran parte a lui il salto di qualità del teatro amatoriale veronese cominciato negli anni ’60. Quella stessa qualità che si è vista nell’allestimento di “Sogno di una notte di mezza estate”, messo in scena al cortile dell’Arsenale di Verona dalla compagnia a lui intitolata, con la regia della figlia Carla Totola. Oltre al nome la compagnia ne ha evidentemente raccolto anche l’eredità artistica, visto che è riuscita a confezionare uno spettacolo decisamente ben fatto. Quella di rappresentare Shakespeare al giorno d’oggi è sempre una sfida, perché non è facile far toccare con mano la sua grandezza drammaturgica al pubblico moderno, così diverso da quello per il quale egli scriveva. Capita infatti di imbattersi in adattamenti e rappresentazioni che anziché valorizzare questo tipo di teatro lo danneggiano, dando manforte a chi sostiene che nessuno ne sente più la mancanza. Ma quanto visto all’Arsenale è un Shakespeare perfettamente declinato al presente, efficace nella sua essenzialità e attraente nelle sue forme comunicative. Della trama non serve dire molto, se non ricordare che si gioca sull’intreccio di tre storie attorno al matrimonio dei nobili Teseo e Ippolita, solo evocati qui dalle voci fuori campo. Sulla scena invece agiscono due coppie inizialmente mal combinate di innamorati alle prese con le loro passioni, mentre un gruppetto di popolani si cimenta in una rappresentazione teatrale in onore degli sposi. Il tutto movimentato dalle schermaglie dei personaggi fantastici Oberon e Titania, rispettivamente re degli elfi e regina delle fate, nonché dagli scherzi del dispettoso folletto Puck. La scena è sempre in penombra e sullo sfondo vi è un bosco dipinto su un fondale sbrecciato per creare gli ingressi dal buio. Tutto attorno è nero, il nero che immerge nell’atmosfera della fiaba. Ciascun gruppo è annunciato e accompagnato con specifici leitmotiv in cui suono, immagine e azione si combinano, dandone una precisa connotazione. Entrano, escono, agiscono ed interagiscono secondo un naturale fluire dell’azione, dove il minimo gesto trova una forma ed una collocazione ben definita. Vestono in maniera non convenzionale e usano oggetti comuni con funzioni diverse, obbedendo ad una regia che codifica anche il gesto più piccolo e che, attraverso alcuni interessanti espedienti (come l’occasionale raddoppio delle voci) mantiene sempre vivo l’interesse per ciò che accade sulla scena. Merito naturalmente anche del cast, a sua volta di qualità, che ben si presta nel concretizzare le idee alla base della messinscena. Il risultato è il rinnovarsi della magia, cosicché parole vecchie di quattro secoli tornano ad incantare e suggestionare.

visto a Verona – Cortile Arsenale – il 28 agosto 2014

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