Tra il Vecchio e il Nuovo mondo, la bellezza non convenzionale di un’appendice di Portogallo

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«Erra sia chi sbaglia, sia chi è vagabondo/ma se io non erro poi non so com’è il mondo». Jovanotti

Arrivati a São Miguel non disperate se scendendo dall’aereo dovete avvinghiarvi al corrimano della scaletta per il forte vento e la pioggia: qui il tempo è capriccioso e non è difficile sperimentare in una sola giornata le quattro stagioni. Sole e nuvole si alternano veloci come le luci intermittenti di un albero di Natale; capirete ben presto che, nonostante tutto, una scappatoia c’è. Spostandovi sull’altro lato dell’isola potreste trovare condizioni climatiche completamente diverse.
Percorrere i sentieri di tutti questi gioiellini sarà difficile, a meno che non abbiate a disposizione 3 settimane da spendere in mezzo all’Atlantico, saltellando da un isolotto all’altro. Il consiglio è di sceglierne da 3 a 6: in questo modo potrete davvero farvi un’idea delle Azzorre.
São Miguel, la più grande: spettacolari le strade panoramiche dell’isola, indimenticabili i colori dei suoi laghi pittoreschi, dalla Lagoa do Fogo alla Caldeira das Sete Cidades, e infinitamente ricca la natura. Ne è un esempio il Parco di Terra Nostra, in cui convivono sia fiori tropicali che la flora tipica del Nord Europa. La capitale, Ponta Delgada, è una cittadina piacevole e vivace, la più “turistica” di tutto l’arcipelago. Una curiosità: l’esportazione delle arance, soprattutto verso la Gran Bretagna, costituì la fonte principale di ricchezza fra il XVIII secolo e la prima metà del XIX; purtroppo, dal 1870, a seguito di alcune infestazioni che distrussero gli aranceti dell’isola, São Miguel conobbe un periodo di crisi, culminato con un flusso di emigrazione verso Brasile e Stati Uniti.
Capitale culturale dell’arcipelago, Terceira è la più ricca di bellezze architettoniche e monumentali, un luogo dove le antiche tradizioni popolari sono molto sentite. Angra do Heroismo, capoluogo dell’isola, è Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO: lo stile tradizionale portoghese si combina con le rielaborazioni barocche delle colonie sudamericane. Un mix perfetto, a metà strada tra Europa e America, proprio come le Azzorre. A nord, i villaggi affacciati sulla costa si caratterizzano per gli “imperios”, edifici sacri dedicati al culto dello Spirito Santo.
Graciosa è l’isola dolce e tranquilla, con i suoi mulini a vento e le viti abbarbicate alle colline. Da non perdere Furna do Enxofre, ovvero la “Grotta dello zolfo”, nella “Top 5” dei migliori luoghi di turismo vulcanico nel mondo, unico dal punto di vista geologico. Dopo aver sceso 183 scalini, vi troverete nella bocca del cratere, in una grotta con un lago (d’acqua fredda!) e vapore che fuoriesce dalle rocce.
Punto strategico, Faial, data la sua localizzazione, ha ricoperto per decenni il ruolo di centro nevralgico per le telecomunicazioni e la trasmissione di informazioni tra l’Europa e l’America del Nord. Grazie a cavi sottomarini agganciati alla città di Horta, l’isola suscita, fin dai primi anni del Novecento, l’interesse di varie compagnie internazionali. Sul fronte militare, Faial ha avuto il suo periodo d’oro tra il 1930 e il 1940, quando Inglesi, Tedeschi, Francesi e Americani la scelsero come luogo di ammaraggio dei rispettivi aliscafi. A proposito di barche… il porto di Horta, inaugurato nel 1986, è uno dei più frequentati al mondo dai velisti e dagli yacht che qui fanno scalo durante la traversata dell’Atlantico.
Prima di ritornare in Patria, fate un salto a Pico, dove, difficilmente, troverete altri connazionali: un isolotto sul quale spunta un vulcano alto alto circondato da nuvole. Tramontata l’epoca d’oro del Verdelho, vino pregiato e conosciuto oltre i confini delle Azzorre, nel Novecento gli abitanti cambiano orizzonte: chi emigra all’estero e chi, invece, rivolge la propria attenzione al mare. Erano già alcuni anni che Pico era entrata in contatto con le attività legate alla cattura delle balene: Inglesi e Americani inseguivano i capodogli nelle acque dell’oceano attorno all’arcipelago e si appoggiavano, logisticamente, ai porti di queste terre nell’Atlantico. Rifornimenti, riparazioni e reclutamento di braccia per integrare gli equipaggi. Non passò molto tempo che la comunità locale si accorse di quanto redditizia fosse la caccia al capodoglio, praticata almeno fino a metà del secolo scorso.
Oggi, la protezione dei cetacei è uno dei punti fermi del turismo naturalistico: le escursioni di whale-watching sono tra le più richieste da queste parti.
È vero, ci sono paradisi, a questo mondo, talmente perfetti che saremmo portati a negare la loro esistenza, sia in cielo che in terra. Per fortuna che c’è il mare; altrimenti, dove potremmo trovarle delle pepite del genere?

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