La 35a edizione di Drodesera a Centrale Fies (Drò –TN) conferma l’eccellenza di uno tra i più interessanti festival della performing art

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Motherlode - locandinaGiunto ormai alla trentacinquesima edizione, il festival Drodesera alla Centrale Fies di Drò (TN) quest’anno porta il titolo “Motherlode”, la vena-madre, intesa come il ricco giacimento di contenuti, tra storia, politica, filosofia ed economia, a cui l’arte attinge, rielaborando, amplificando e trasfigurando. L’obiettivo è offrire, attraverso le performance artistiche, una molteplicità di prospettive, in una visione aumentata della realtà. Come sottotitolo e slogan, invece, una frase di Kennedy: “Things do not happen, things are made to happen” (le cose non accadono, le cose sono fatte per accadere), mantenuta in lingua originale per non depotenziarne l’effetto di formula magica che sprona all’azione. L’agire è infatti ciò che caratterizza questa manifestazione, che raggruppa un’eterogenea quantità di performance e di artisti da tutto il mondo, dove l’arte aiuta a guardare al futuro, scoprendo ciò che non è ancora visibile, o dando almeno una diversa interpretazione al presente.
“Sold out” di Teatro Sotterraneo e “Di natura violenta” di Cosmesi, sono stati solo un piccolo assaggio dell’ampia offerta, concentrata nella settimana di Drodesera. Teatro Sotterraneo lavora con Centrale Fies dal 2005 e in questi dieci anni ha confezionato spettacoli molto apprezzati anche al di fuori della manifestazione. L’ultimo è una vera e propria asta per mettere in vendita pezzi di precedenti produzioni che non saranno mai più replicate, sottoforma di oggetti, ma anche scene, azioni, esperienze e ricordi. Non solo un’asta vera, dove il pubblico compra per davvero gli oggetti che poi si porterà a casa, ma anche un momento di spettacolo nello spettacolo, dove gli allestimenti, ora in svendita a piccoli lotti, possono avere un ultimo sussulto di vitalità. Il gioco è interattivo e diverte grazie soprattutto alla capacità degli attori di aprirlo al pubblico. Così gli oggetti e i ricordi prendono nuove strade e nuove vite, oppure si avviano definitivamente verso l’oblio. E’ il caso degli invenduti, che finiscono al macero, letteralmente. Lo spettacolo termina infatti nel piazzale di accesso alla Sala Comando, dove un camion della nettezza urbana è pronto ad ingoiare gli oggetti che non avranno più modo di tornare su nessuna scena. L’interazione e l’improvissazione fanno sì che lo spettacolo si dilunghi, ma non se ne lamenta nessuno. Nè chi assiste per la prima volta alle performance di questa compagnia, né tantomeno chi ha visto anche gli spettacoli ora in svendita e che segue divertito il loro percorso “naturale”, non senza però una punta di malinconia.
Su un diverso registro lo spettacolo successivo, “Di natura violenta”, del gruppo di ricerca Cosmesi. Qui il tema è quello dell’isolamento scelto dagli individui per cercare, attraverso un contatto di tipo primordiale con la natura, il collegamento con la vera essenza della vita, che paradossalmente consente un intimo dialogo con gli altri. Non però l’idea di natura preconfezionata dalla nostra società, ma la natura vera, quella che un istinto atavico ci porta a desiderare d’incontrare, avendone al contempo una profonda paura. Lo spunto narrativo viene dalle biografie di tre personaggi che hanno fatto questa scelta di vita in isolamento. Idee e concetti trascorrono in primo piano, su frasi che scorrono sullo schermo di tulle che separa il pubblico dalla scena, mentre dietro si intravede, sempre in penombra, l’individuo protagonista di questa ricerca. L’individuo che vuole essere archetipo dell’uomo e della donna (il personaggio veste alternativamente i panni di entrambi) che attraverso l’isolamento e il contatto con la natura selvaggia e incontrollabile cerca risposte a domande anche banali, ma percepite comunque come pungenti. Luci, suono, movimento, tutto è ovattato in un’atmosfera estraniante anche per il pubblico. Messaggi razionali puntano in realtà alla sfera emozionale ed è proprio con quella parte che ci si deve metterei in ascolto, pena il soffrire una forma comunicativa razionalmente lenta e a prima apparenza senza obiettivi. Ancora una volta Drodesera si distingue come fucina di originalità e nuove espressività, che più che spettacoli propone esperienze.

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