Un cameramen alla ricerca di storie da raccontare

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Michele FranceschiniQuanti di noi almeno una volta nella vita hanno espresso il desiderio di mollare tutto e partire per un viaggio indimenticabile? Vedere cose nuove, gente nuova. Confrontarsi con culture differenti è sempre stato il sogno di molti.

Queste domande al giorno d’oggi sono abbastanza ricorrenti, anche perché la società moderna in cui viviamo è sempre più frenetica e per definizione incrementa il nostro livello di stress, quindi ci porta a fare ragionamenti di evasione dal quotidiano; ma quanti di noi hanno veramente il coraggio di mollare, anche se per un periodo relativamente breve, famiglia, lavoro e affetti? Pochi

Quanti dopo aver preso la decisione di partire, hanno il coraggio di intraprendere un viaggio estremo da Milano a Tokyo a bordo di una Pegeot, sciroppandosi 19.242 km di guida? Quasi nessuno.

Io un “pazzo” del genere l’ho conosciuto. Si chiama Michele Fanceschini, ha 29 anni e di professione fa il fotoreporter. Nato e cresciuto a Verona, laureatosi come tecnologo della comunicazione, Michele ha cominciato a cimentarsi in esperienze diverse cercando di capire cosa avrebbe voluto fare da grande e nel frattempo tesseva rapporti con quelle figure che avrebbero potuto aiutarlo a realizzare i suoi sogni.

Nel 2012 assieme a Silvia e Mariella ha sposato un progetto che ha dell’incredibile, partire da Milano e arrivare fino a Tokyo per diffondere e promuovere i diritti della donna. Allo stesso tempo l’altro obiettivo era di raccogliere fondi per tre associazioni: Action Aid ( https://www.actionaid.it/ ), Associazione il Gabbiano e l’Orto dei Sogni che trattano e promuovono appunto il tema dell’emancipazione della donna. “La violenza sulle donne è tra le prime cause per la violazione dei diritti umani, tali violazioni si consumano tra le mura domestiche, sul posto di lavoro, per strada. Con il nostro viaggio abbiamo voluto dare un segnale per contrastare tutte le violenze che quotidianamente in molte, troppe parti del mondo si consumano.” – ci spiega Franceschini.

Michele durante l’intero viaggio è rimasto dietro le quinte, testimoniando con le sue foto e video le imprese delle compagne, la sua figura è stata quanto mai preziosa per la buona riuscita dell’intero tour (anche se non sempre valorizzata)“la professione del cameramen, piuttosto che del fotoreporter, è spesso trascurata. Per antonomasia è una figura che sta dietro le quinte senza mai apparire e fare rumore, ma allo stesso tempo è preziosa perché “porta alla luce” verità, situazioni e avvenimenti che altrimenti il pubblico non conoscerebbe.”Michele Franceschini con monaci

Sono proprio alcuni di questi avvenimenti che mi hanno incuriosito e spinto a raccontare parte di questa storia. Emozioni indimenticabili i tre compañeros ne hanno vissute tante, come facilmente possiamo intuire, però quando domandiamo a Michele di raccontarci i tre ricordi del viaggio che gli sono rimasti maggiormente impressi nella mente non ha dubbi. Si tratta di tre episodi diversissimi uno dall’altro.

“Il primo ricordo che affiora nella mia mente riguarda l’intervista concordata con una delle attiviste e fondatrici – non possiamo rivelare il nome – del movimento femminista ucraino Femen. Racconto sempre con piacere questo episodio perché è stata una sorpresa aver conosciuto una ragazza così colta e impegnata che svolge un’attività trasgressiva e d’impatto come spogliarsi davanti alle telecamere per denunciare il turismo sessuale nell’est Europa.

Un’altra esperienza commovente e toccante che vale la pena raccontare avvenne in corea del Sud dove incontrammo le cosiddette “donne conforto”. – Oltre 200 mila donne in maggioranza coreane, ma anche cinesi, giapponesi, furono costrette a prostituirsi per le truppe d’occupazione giapponesi in Asia durante la seconda guerra mondiale; ad oggi ne sono rimaste solamente una ventina di età compresa tra gli 80 e i 90 anni – «Aver incontrato alcune di queste donne mentre vivevano la loro quotidianità è stata a mio avviso una fortuna straordinaria. La sensazione è stata quella di “toccare” la Storia. – Un frammento di storia doloroso, triste e vergognoso, come lo ha definito il 28 dicembre scorso il ministro giapponese Kishida durante la cerimonia che in concomitanza del settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale ha dato il via alla rimarginazione di profonde ferite e attriti che si trascinavano da decenni tra Giappone e Corea del Sud. Per la cronaca in tale occasione il ministro degli Esteri giapponese ha inoltre comunicato le «sentite scuse» e il «profondo rimorso» del primo ministro Shinzo Abe – “Nascondere questo genere di avvenimenti è utile solo ad alimentare un omertà vigliacca e ignorante” espone con un pizzico di rabbia Franceschini.

Infine, la parte ludica, ma comunque emozionante e divertente “a Seul mi sono trovato ad una festa in piazza in cui la musica non veniva propagata ad alto volume da muri di casse, piuttosto veniva diffusa tramite wi-fi nelle cuffie che ogni partecipante all’evento indossava. Nell’ambiente circostante non si diffondeva alcun suono, mentre i migliaia di partecipanti ballavano in contemporanea su ritmi e canzoni differenti.”

Come conclusione non ci resta che chiedere all’intervistato a distanza di qualche anno dall’avventura in parte raccontata di cosa si occupa e cosa vorrebbe diventare da grande “vorrei continuare a raccontare delle storie, delle storie di cui nessuno parla perché penso che la condivisione sia la base per combattere l’omertà e l’apatia che troppo spesso si annida nelle persone. Con me porto sempre una reflex analogica e un paio di rullini e vi assicuro che è ancora il modo più poetico di dipingere la realtà che mi circonda. Nel frattempo continuo a lavorare per importanti brand seguendo la creazione dei contenuti fotografici e video. Amo ciò che faccio e per me svegliarmi il mattino è sempre un piacere, mi piacerebbe fare delle mostre fotografiche e raccontare il mio modo di vedere le cose.”

Assieme ai nostri lettori auguriamo buona fortuna a Michele e se qualcuno volesse contattarlo riportiamo il suo indirizzo e-mail, un po’ di pubblicità non guasta [email protected]

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