Un piccolo insegnamento: «Quante parole scritte, a volte, sono fuori luogo. Frasi e pensieri che dovrebbero rimanere ben chiusi nel cassetto della mente di coloro che scrivono o che parlano»

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Era il quinto numero del nostro mensile, nel febbraio del 2011, e come protagonista dell’articolo della rubrica di sport c’era Marco Pantani. Chi vi scrive, allora, nel ricordare i sette anni dalla scomparsa del giovane scalatore romagnolo si era subito posto una semplice questione: un ipotetico interlocutore ci chiedeva di descrivere il “Pirata” in due parole. L’autore del pezzo aveva replicato affermando che sarebbe stato davvero impossibile, sostenendo che sarebbero serviti più tempo e più righe. Ma poi si era ricreduto, e aveva risposto proprio con quella quantità di parole che l’interlocutore gli voleva far dire: Marco Pantani.
Sono passati due anni e mezzo circa dall’articolo e quasi nove e mezzo dalla morte del corridore. Alcuni giorni or sono, sulla scena mediatica, è piombata la notizia secondo la quale, nell’anno in cui il “Pirata” aveva trionfato sia in Italia che in Francia, nel suo sangue vi sarebbero state delle sostanze dopanti. La famiglia di Marco non ha potuto tacere. Non poteva non difendere la memoria del figlio.
Quante parole scritte dopo le sue importanti vittorie! Quante parole scritte dopo le sue rovinose cadute! Quante parole scritte sulle vicende vissute al di fuori delle corse! Quante parole scritte sul modo in cui ci ha lasciati e sulle seguenti indagini!
Quante parole scritte, a volte, sono fuori luogo. Frasi e pensieri che dovrebbero rimanere ben chiusi nel cassetto della mente di coloro che scrivono o che parlano. Quello che esce dalla penna e dalla bocca porta poi a delle conseguenze. Ma la faccenda più sgradevole, in una simile situazione, è attaccare la memoria e il ricordo di una persona che ha riempito di gioia i cuori e gli occhi di migliaia di sportivi, quasi scordandosi che alle spalle di tutto ciò troviamo una famiglia che piange e non si dà pace praticamente da un decennio.
E chissà come avrebbe risposto Marco Pantani. Chissà se avrebbe usato due parole, o nessuna. Chissà, forse avrebbe voluto un po’ di silenzio.

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