L’universo femminile esplorato in uno dei capolavori di François Truffaut

Pubblicato il da nella categoria: Cinema e Televisione.

Ai funerali di Bertrand Morane (Charles Denner) ci sono solamente donne. Sono moltissime, alcune con il volto triste, altre più disinvolte, altre ancora in lutto stretto, ognuna partecipa a suo modo. In questa prima sequenza a introdurci alla vicenda è la voce fuori campo di una di loro, lontana dalla massa delle altre, che, attraverso i suoi pensieri, ci tratteggia un primo profilo del protagonista. Mentre la macchina da presa ci propone una falsa soggettiva che, dall’interno della fossa, inquadra le gambe delle donne sfilare davanti alla bara e fermarsi per un istante, la misteriosa narratrice ricorda una frase di Bertrand, del quale sentiamo la voce che recita: «Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia». Poi uno stacco di montaggio avvia il lungo flashback sulla vita del protagonista.
Bertrand Morane è un ingegnere quarantenne di Montpellier innamorato delle donne, o meglio, della femminilità in genere. Non è un donnaiolo in senso stretto, è invece un tipo curioso, attratto in modo irresistibile dall’universo femminile. «Sono migliaia ogni giorno a camminare per le strade. Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento? […] Io mi interesso a tutte», pensa passeggiando per la vie della città. Le osserva, le cataloga e le segue incuriosito dalla loro vita privata. Poi le incontra e le ama, ma mai, o quasi, per più di una notte. Ossessionato dalle gambe in particolar modo, è affascinato in maniera irresistibile però anche da altri dettagli, persino dalla voce della ragazza che lo chiama ogni mattina per il servizio di sveglia telefonica al quale è abbonato. Ognuna di loro è una combinazione unica di caratteristiche e Bertrand, attratto dai singoli particolari, è costretto a infrangere molte delle convenzioni sociali per soddisfare le proprie pulsioni.
Poi, deluso da un inatteso rifiuto da parte di una commessa sua coetanea, si ritrova a sfogliare vecchie fotografie, accorgendosi di aver dimenticato molti dei nomi delle donne che ha frequentato, pur ricordando gli avvenimenti legati ai loro volti. La mancata conquista e la paura di dimenticare il proprio passato gli forniscono l’imput per iniziare a scrivere un romanzo autobiografico, con l’intento di ripercorrere a ritroso la propria vita sentimentale, sino al primo rapporto nell’adolescenza con una prostituta. Il manoscritto viene accolto in modo positivo dalla casa editrice Betany di Parigi, grazie al giudizio favorevole della consulente Genevieve (la narratrice della prima sequenza, interpretata da Brigitte Fossey), che convince i colleghi a pubblicare il libro. Tra Bertrand e Genevieve nasce una relazione. Lei è una donna speciale, è l’unica che conosce tutte quelle che l’hanno preceduta nel lungo elenco riportato nel romanzo. Poi, in una fredda sera di dicembre, Bertrand, impegnato in uno dei suoi “inseguimenti”, attraversa distrattamente la strada e viene investito da un’auto. Neppure ricoverato in ospedale in gravi condizioni riesce a placare la sua indole e, nel tentativo di protendere le braccia verso le gambe di un’infermiera, stacca involontariamente il tubicino che lo collegava alla sacca del sangue e muore. Qui termina il lungo flashback e torniamo al contesto iniziale del cimitero. Ora il regista ci permette di vedere cosa fanno le donne che si soffermano davanti alla fossa dove giace Bertrand: gettano una manciata di terra. Il gesto, accompagnato, questa volta, da intense inquadrature sui volti delle donne e dal racconto quasi didascalico di Genevieve che ne dipinge le diverse personalità, ha un evidente valore simbolico. Ognuna di loro ha avuto un ruolo nella vita di Bertrand, ha lasciato un segno che si materializza nella terra e tra le pagine del libro. Uno dei pensieri di Genevieve sintetizza al meglio l’essenza di Bertrand e della sua vita: «Ha inseguito un’impossibile felicità nella quantità, nella moltitudine, perché abbiamo bisogno di cercare in tante persone ciò che la nostra educazione pretende di farci trovare in una sola».
Truffaut con L’uomo che amava le donne ci immerge in una vicenda appassionata, dove molti degli elementi caratteristici del suo cinema trovano ampio spazio e approfondimento. L’universo femminile viene qui esplorato attraverso lo splendido racconto del percorso del protagonista. Un film dove gli elementi autobiografici del personaggio principale si mescolano in modo inscindibile a quelli del regista, come spesso accade nelle pellicole di Truffaut.

Condividi:Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Email this to someone

LA VOCE DEL PADRONE La voce del padrone B3
QUINTAPARETE
VERONAÈ TV
Già, può sembrare strano! Talvolta stima e amicizia di una persona ti colpiscono inaspettatamente. E ti trovi compiaciuto. Fu così che un giorno di diversi…