La storia di Alan Touring, lo sconosciuto matematico che sconfisse il nazismo

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Nelle nostre sale dal primo gennaio, The Imitation Game sembra aver già preso al volo il treno che lo porterà dritto agli Oscar di quest’anno. Diretta da Morten Tyldum, questa pellicola ci racconta l’incredibile percorso di un brillante matematico britannico che ha segnato il corso della Storia. Alan Touring è stato colui che ha inventato una macchina in grado di decifrare i codici di Enigma, sistema con i quali i tedeschi inviavano informazioni criptate. Una scoperta che ha permesso agli inglesi di prevedere le mosse dei nemici e vincere così la guerra con, secondo i calcoli, due anni di anticipo. Una vicenda che è rimasta segreto di Stato per oltre cinquant’anni, fino a quando l’anno scorso la regina Elisabetta II si è scusata pubblicamente e ha concesso la grazia postuma a Touring, facendo conoscere al mondo i suoi meriti. La domanda nasce spontanea: per cosa può essere stato punito, invece di essere stato premiato, colui che ha contribuito in maniera così rilevante nella seconda guerra mondiale? La risposta sta in una semplice parola: omosessualità. Touring era gay, e fu costretto a subire la castrazione chimica. Dopo un lungo periodo di micidiale terapia ormonale, si suicidò all’età di 41 anni. Touring era, essenzialmente, un genio, ma prima ancora era un “diverso”.
Ed è proprio questo dualismo che il film ci racconta, dividendosi tra presente, con lui concentrato su Enigma e flashbacks del passato, in cui emerge l’Alan con le sue fragilità, il bullismo, l’amore perduto.
Nessuna pretesa di creare un kolossal sulla guerra, qui ciò che deve emergere è il ritratto delicato di una personalità altrettanto delicata, il tentativo (riuscito) di riabilitare la figura di Touring. Il conflitto c’è ma finisce rilegato sullo sfondo, schiacciato, mera cronaca dall’intensità degli altri temi trattati: pregiudizi, ignoranza, ruolo della donna. Una grande carica emotiva perdura per tutta la visione fino al triste epilogo, e il merito va soprattutto alla talentuosa interpretazione di Benedict Cumberbatch, candidato davvero ideale per la figura di Touring. Bene anche Keira Knightley, che veste i panni di un’esperta crittografa.
Un lavoro senza dubbio riuscito, che ha ammaliato anche i critici più esperti, le cui penne sono state generose nelle recensioni. Un altro motivo per credere che la strada verso l’Academy sia del tutto in discesa. E, questa volta, meritatamente.

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