In arrivo a marzo il nuovo album, postumo, del grande cantautore statunitense, che ci ha lasciato nel 2003. Dodici inediti per un disco attesissimo.

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A quasi undici anni dalla sua morte, ecco in arrivo sul mercato un nuovo album di inediti firmato Johnny Cash. Uscirà infatti il prossimo 25 marzo Out Among the Stars, lavoro composto da 12 brani che Cash registrò tra il 1981 e il 1984 (periodo particolarmente critico per la sua carriera) per la Columbia Records, e che rimasero chiusi negli archivi fino a quando John Carter Cash, il figlio del “Man in Black”, li ritrovò nel 2012. Dopo quattro anni dall’uscita dell’ultimo splendido capitolo della serie American Recordings, abbiamo nuovamente l’occasione di sentire la calda, tormentata voce del più grande e controverso cantautore country del XX secolo. Ma chiudere Johnny Cash all’interno della gabbia definitoria del country sarebbe estremamente riduttivo. E in verità, qualsiasi gabbia è andata e andrà sempre stretta al “Man in Black”. Se parliamo infatti di John R. Cash, dobbiamo considerare che ci troviamo di fronte a un uomo che ha segnato profondamente la storia della musica recente, e in maniera straordinariamente trasversale. Oltre che nel country, ha impresso la sua firma inconfondibile anche nel rock’n’roll, nel rockabilly, nel blues, nel gospel, nel folk. Con più di 90 milioni di copie vendute nel corso della sua lunga carriera, si è guadagnato un posto d’onore nella Country Music Hall of Fame, nella Rock and Roll Hall of Fame, e infine nella Gospel Music Hall of Fame. Ma non solo. Ha inoltre gettato le basi musicali, testuali e stilistiche sulle quali sono nate e si sono sviluppate molte tra le tendenze musicali successive. Sarebbe mai nato il punk senza Johnny Cash? Sinceramente, non credo. Se Iggy Pop è stato il primo a suonare il punk, e i Sex Pistols i primi a viverlo, Johnny Cash è stato indubbiamente il primo a pensarlo. Nell’epoca in cui quasi tutti i pionieri del rock’n’roll cantavano di macchine e pupe, Cash scriveva canzoni sulla droga, sulla fatica di esistere, sui diseredati e gli emarginati della società americana. Quando gli altri grandi della musica suonavano in giganteschi festival, lui ebbe la forza di organizzare, contro il volere della sua etichetta, un tour nelle più importanti case di reclusione statunitensi. Un uomo sempre controcorrente, nella vita e nella musica. Sempre, come direbbe un grande del nostro paese, «in direzione ostinata e contraria». È quindi con grande impazienza che aspettiamo il 25 marzo, per aggiungere un nuovo, importante capitolo alla fenomenale produzione artistica di questo gigante della musica contemporanea.

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