Fantascienza, comicità e drammaticità si intrecciano in questa grande interpretazione di Robin Williams

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La morte di una star del cinema innesca sempre una grande attenzione mediatica. Ogni genere di tributo viene espresso dai telegiornali con gli speciali, dai social network con messaggi, dalla televisione con la messa in onda dei film. E questo accade indistintamente, sia che si tratti di un (a volte pure insignificante) astro nascente, sia che si tratti di un personaggio che ha davvero inciso. Robin Williams può certamente venire incluso in questa ultima categoria. Non tanto per le sue doti tecniche di attore, ma più che altro per la sua immensa ecletticità. Gli elogi in questi ultimi giorni dopo la sua dipartita sono stati in gran parte dedicati a quella che è considerata la sua interpretazione migliore: il Capitano, professor Keating, ne L’attimo fuggente. Un film che ha toccato i cuori di tutti noi, e che abbiamo amato e visto e rivisto. Ma la gamma di quello che Williams ci ha offerto è ampio e vario: risate da mal di pancia con Mrs. Doubtfire, avventura con Jumanji, voglia di tornare bambini con Hook – Capitan Uncino e così via. Ma una pellicola in particolare racchiude, a mio parere, una panoramica completa delle sue caratteristiche: L’uomo bicentenario.
Girato nel 1999 da Chris Columbus, il film racconta la storia di Uno, robot acquistato dalla famiglia Martin come aiutante domestico. Con il passare del tempo, il robot, ora ribattezzato Andrew, stringe un forte legame con loro e dimostra di possedere emozioni e un’intelligenza quasi umane. Nel corso della sua lunga vita, Andrew andrà alla ricerca della propria identità, sottoponendosi a operazioni che lo rendano sempre più umano, e rimanendo accanto alla famiglia Martin generazione dopo generazione, trovando anche l’amore. Un tema difficile da affrontare, quello del rapporto tra invenzioni tecnologiche e integrità della natura umana, che però viene gestito magistralmente dal regista: Columbus è abile nell’alleggerire il tutto con qualche gag e qualche romanticheria. Quello che ne esce è un film a tratti commovente, a tratti drammatico, davvero bellissimo. E lo è soprattutto grazie a Williams, che ci offre sé stesso in chiave ironica, comica, sofferente, curiosa, tormentata. Unico. Da vedere, con fazzoletti alla mano per i più sentimentali.

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