J.K. Rowling passa dal mondo del fantasy a quello del noir. Con qualche incertezza

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Ci ha provato, la scrittrice più famosa e ricca degli ultimi quindici anni, a pubblicare qualcosa sotto altro nome, forse per il gusto di non essere più associata a Harry Potter, forse per divertirsi e basta. Ma Robert Galbraith ha avuto vita breve: non ci è voluto molto perché tornasse presto a essere J.K. Rowling.
Nel lussuoso quartiere di Mayfair, a Londra, una gelida notte d’inverno viene scossa da una tragedia: la bellissima modella Lula Landry muore suicida buttandosi dal balcone. Subito individuato come principale sospettato il fidanzato della top model, il classico bello e dannato con problemi di droga. Ma il fratello della vittima, avvocato e membro di una facoltosa famiglia, non crede che sua sorella si sia suicidata, e si rivolge a un investigatore privato dal nome particolare: Cormoran Strike. Con il suo strano carattere e i suoi personali metodi di ricerca, l’investigatore si immerge fino al collo nella vita e nel passato della modella e delle persone che la conoscevano, fino ad arrivare alla soluzione della vicenda.
Il personaggio di Strike è senza dubbio la colonna portante del romanzo, in cui allo svolgimento delle indagini si alternano molti momenti di introspezione relativi alla sua vita privata: l’ex fidanzata Charlotte, il periodo di guerra in Afghanistan, la protesi dolorante alla gamba. Degli altri personaggi, seppur tutti ben descritti, solo alcuni risultano abbastanza rilevanti da attirare le simpatie del lettore: è il caso della segretaria Robin, frizzante e intraprendente, che si diverte ad aiutare il suo capo nelle ricerche.
In realtà, il romanzo a livello di trama funziona. Nell’epilogo si chiudono tutte le ellissi e non rimangono punti in sospeso. Anche le scelte lessicali e sintattiche sono a posto. Però si procede con troppa, troppissima calma. Cinquecento e più pagine in cui l’investigatore girovaga per la città scovando informazioni, e solo alla fine c’è il colpo di scena con un po’ d’azione. Si può pure aggiungere, senza “spoilerare”, che pure la figura del colpevole è piuttosto banale. Con il risultato che quando si gira l’ultima pagina, la sensazione non è delle migliori. Non si può dire di aver letto un bel giallo. E il motivo è uno e uno solo: dalla Rowling ci si aspettava qualcosa di superiore. Da una scrittrice venerata come lei, che ha conquistato milioni e milioni di persone con il suo universo magico, non ci si aspettava qualcosa che può essere definito come un lavoro mediocre, uno tra i tanti. Sarebbe stato decisamente più apprezzato se fosse uscito dalla penna di un giovane autore in erba.
Il romanzo si legge perché è stato scritto dalla Rowling, ma quando si pensa a lei è opportuno ricordarla a Hogwarts, piuttosto che a Mayfair.

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