Scandali e passioni alla corte di Enrico VIII

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Amori, tradimenti, rancori, perfidie: sono questi gli elementi essenziali della serie tv drammatico/storica creata da Michael Hirst che racconta la vita del re più donnaiolo di sempre, interpretato dall’attore irlandese Jonathan Rhys-Meyers. Approdata sul piccolo schermo inglese e proposta oggi su Sky, la serie conta quattro stagioni e si è conclusa nel 2010, con gran disappunto del pubblico appassionato.
Tanti personaggi, tante trame che si intrecciano. Il fulcro di tutto è ovviamente Enrico VIII, che Rhys-Meyers interpreta con una malizia di cui solo lui è capace, che lo rende adattissimo a ricoprire il ruolo. La figura di un Re che la sceneggiatura riesce a mostrarci in tutte le sue sfaccettature: colto, amante del proprio popolo, amante delle sfide, intransigente e attento.
Le sue conosciute e travagliate vicissitudini amorose occupano senza dubbio un piano di rilievo: l’allontanamento dalla fedele Caterina d’Aragona, l’infatuazione per la bella Anna Bolena, le scappatelle con le dame di compagnia danno alla serie una “tinta scarlatta” che ben si accorda con quello che ci è pervenuto delle sue passioni. Non viene però in alcun modo accantonata la dimensione storica, e non potrebbe essere altrimenti, visti il fermento e i grandi cambiamenti del periodo, primo fra tutti lo scisma con il Papa e la Chiesa, e poi il Luteranesimo, le pestilenze, gli intrighi politici per il potere e i rapporti con Francia e Spagna.
Si può dire, senza dubbio, che gli sceneggiatori sono riusciti a far sì che ogni episodio dedichi uguale attenzione al tema delle passioni e a quello della vita a corte.
Moltissimi i personaggi che gravitano intorno all’orbita del sovrano, molti amici e altrettanti nemici, ognuno con la propria storia e con i propri tramaci personali.
Figure fittizie, ma anche molte figure che hanno contribuito a cambiare la storia, come il cardinale Wolsey, Thomas Cromwell, Tommaso Moro.
Una nota positiva va assegnata a favore della scenografia, in particolar modo per quanto riguarda il vestiario: i costumi di scena sono davvero da applauso. Altra nota positiva spetta alla sceneggiatura, per aver scelto di dedicare alcuni spazi ad argomenti come la musica o la letteratura del tempo.
Si può però recriminare alla serie il fatto di tenere alle volte un ritmo un po’ troppo languido, che disturba lo spettatore avido di colpi di scena.
Chi volesse poi appassionarsi dovrebbe tenere conto che la vicenda viene raccontata in chiave romanzata, e quindi contiene alcune inesattezze storiche. In linea di massima, comunque, è consigliata a chiunque abbia voglia di guardare un po’ di tv il lunedì sera.

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