L'Autore ci mostra la mancanza di consapevolezza, o peggio, una consapevolezza troppo debole per togliere polvere e catene a una volontà annebbiata dai precetti restrittivi che la società impone.

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Nonostante Dubliners sia stato pubblicato per la prima volta nel 1914, la sua stesura venne iniziata nel 1904 e completata nel 1907: quattro anni di lavoro per uno dei capolavori della letteratura irlandese.
Brevi storie divise in quattro gruppi, che richiamano momenti diversi della vita: infanzia, adolescenza, maturità e relazioni pubbliche. Vicende di persone ordinarie, che vivono vite ordinarie, fanno cose ordinarie. L’immersione nel loro mondo è possibile grazie alla tecnica narrativa: Joyce si rifiuta di utilizzare il punto di vista esterno e ci trasporta in medias res, in un alternarsi di discorsi diretti, flussi di coscienza, continui cambi di punti di vista soggettivi; il tempo scorre seguendo i moti dell’animo, persino il linguaggio cambia registro a seconda del personaggio protagonista. Realismo e simbolismo si annodano lì dove un’accurata attenzione per i dettagli non è che la spinta per ricercare un significato più oscuro. Significato che ci sviene svelato grazie alla tecnica narrativa della ”epifania”: in ogni racconto troviamo una parola, un gesto, un movimento qualsiasi sono in grado di aprire gli occhi al protagonista, che riesce così a prendere coscienza di se stesso e vedere ciò che sta dietro la realtà intorno a lui.
Questo momento di illuminazione spirituale costituisce la chiave di volta su cui si sviluppa il tema che collega tutti gli episodi: la paralisi. Una “paralysis” fisica e morale che plasma gli animi dei dublinesi rendendoli spaventati e deboli, schiavi sotto il peso dell’educazione sociale, religiosa e politica che hanno ricevuto. Ma il momento più tragico, quello che per Joyce è il vero male che affligge i suoi concittadini, non è la paralisi stessa: la vera sconfitta è la presa di coscienza di questo stato e non riuscire a fuggire. Questo è il cammino che percorrono tutti i personaggi di questo romanzo: ascesa verso la cognizione, e conseguente ricaduta. Questo è ciò che Joyce ci mostra: la mancanza di consapevolezza, o peggio, una consapevolezza troppo debole per togliere polvere e catene ad una volontà annebbiata dai precetti restrittivi che la società impone.
Il romanzo si sviluppa quindi in un crescendo che raggiunge il culmine nell’ultimo dei 15 racconti, I morti, che merita particolare apprezzamento per la complessità e l’intensità. L’autore dipinge una Dublino criticata in toni non autoritari ma quasi malinconici, e traccia i contorni di una condizione umana che prescinde da qualsiasi nazionalità.
Mondadori propone Gente di Dublino a 7 euro.


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