Terza parte di una controversa trilogia tra stereotipi, luoghi comuni e cultura letteraria dei tempi nostri

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Trama:
Quella che per Anastasia Steele e Christian Grey era iniziata solo come una passione erotica travolgente è destinata in breve tempo a cambiare le loro vite. Ana ha sempre saputo che amarlo non sarebbe stato facile e stare insieme li sottopone a sfide che nessuno dei due aveva previsto. Lei deve imparare a condividere lo stile di vita di Grey senza sacrificare la sua integrità e indipendenza, lui deve superare la sua ossessione per il controllo lasciandosi alle spalle i tormenti che continuano a perseguitarlo. Le cose tra di loro evolvono rapidamente: Ana diventa sempre più sicura di sé e Christian inizia lentamente ad affidarsi a lei, fino a non poterne più fare a meno. In un crescendo di erotismo, passione e sentimento, tutto sembra davvero andare per il meglio. Ma i conti con il passato non sono ancora chiusi. Fino a un finale mozzafiato.

Recensione:
Sarà poco professionale da parte mia, ma quando ho finito questa terza e (grazie al cielo) ultima lettura ho stappato una bottiglia de quel bon. Sul serio. Credevo che fossero orribili i due volumi precedenti, Cinquanta sfumature di grigio e Cinquanta sfumature di nero, ma questo è stato un autentico toccare il fondo. Se il primo sbandiera lo stereotipo delle Mary Sue a tutto tondo e il secondo ostenta una ricchezza disgustosa e arrogante come risposta a tutti i problemi, questo arriva a voler esplorare il romanticismo di una coppia, ahinoi, fresca di nozze.
E prontamente Anastasia ci informa che da «il mio ragazzo» e «il mio uomo» è passata a «il mio marito». Nel caso non l’avessimo capito, lo ripete per novantasette volte in tutto il volume:

Mio marito – il mio focoso, bellissimo marito, a torso nudo.

Ora che, a quanto pare, Christian le appartiene totalmente, altra cosa di cui il lettore non deve dimenticarsi, sembra essere necessario anche ribadire che atteggiamento ha preso Anastasia nei confronti di tutte le donne presenti (a parte quelle lesbiche, perché si sa, se una donna predilige altre donne non è fisicamente in grado di registrare l’esistenza del sesso opposto, non lo sapevate?):

Un’altra donna completamente soggiogata dal mio troppo-affascinante-per-il-suo-stesso-bene marito.
«Piacere di conoscerla» dice con trasporto. Le rivolgo un sorriso gentile. In fin dei conti… lui è mio.

Questo è solo il primo esempio che compare, ma il concetto è ripetuto più o meno ogni altra pagina. Novantasette (97) volte.
Non mancano ovviamente le famose scene erotiche, tutte rigorosamente fini a sé stesse e dettagliate con la consueta freddezza meccanica e volgare da film porno. Qualche esempio di amenità:

Fisso con orrore i segni rossi che mi ricoprono il seno. Ho dei succhiotti! Sono sposata con uno dei più rispettati uomini d’affari degli Stati Uniti e lui mi ha fatto dei succhiotti! Com’è che non me ne sono accorta? Il fatto è che so esattamente perché: Mr Orgasmo stava usandole sue raffinate abilità erotiche su di me.

Oppure, dato che a quanto pare sono importanti ed eloquenti anche i nomignoli che Anastasia affibbia a Chri… a suo marito negli interminabili monologhi interiori:

Rimarrò sempre un passo indietro rispetto a Mr Supersesso?

O, ancora, una prova dello squisito e raffinato erotismo delle descrizioni:

Fletto le dita dei piedi toccandolo in mezzo alle gambe dove gli sta venendo duro.

In tutti questi teatrini squallidi, Anastasia può ovviamente mantenere il proprio posto di direttore editoriale andando al lavoro solo quando ne ha voglia Christian glielo permette. Non si capisce bene che genere di lavoro faccia, ma c’è stato un punto in cui finalmente dopo tre libri qualcosa è venuto alla luce; e puntualmente mi sono messa a ridere per non piangere.

«[…] Non ho visto quasi niente del mondo, e non so praticamente nulla!» Sul finire della tirata la mia voce diventa più acuta.
«Sei anche una delle persone più colta che io conosca» ribatte in tono serio «Ami un buon libro. Non sei riuscita a smettere di lavorare nemmeno in luna di miele. Quanti manoscritti hai letto? Quattro?»
«Cinque» mormoro.
«E hai scritto schede esaurienti su tutti. Sei una donna molto brillante, Anastasia. Sono sicuro che te la caverai.»
«Sei pazzo?»
«Pazzo di te» sussurra.

La scenetta continua per un altro po’, dal momento che Christian ha regalato ad Anastasia un’azienda (guadagna centomila dollari l’ora, a ventisette anni, dopo aver lasciato l’università, ricordate?) e lei non si ritiene all’altezza del suo bellissimo supersexy eccetera marito.
Come si risolve quindi la situazione imbarazzante? Esatto: scopando (cit.)!

Christian mi fa scorrere la mano sul mento, sulla gola, sui seni. Servendosi del pollice, abbassa una delle coppe del reggiseno, liberandomi il seno. Fa un verso gutturale di apprezzamento e mi bacia il collo. Segue con le labbra il percorso delle dita sul mio seno, baciandolo e succhiandolo. La mano si sposta verso l’altro seno, liberando anche quello.

Nel caso non l’aveste capito, Christian ce l’ha con le tette di Anastasia. Questo è solo uno dei più lampanti esempi di ripetizioni, ma d’altronde non è difficile immaginare quale sia la parola immediatamente successiva a quel paragrafo: ‘gemo’. Che si ritrova altre novantadue (92) volte nel libro.
Gli esperimenti più penosamente divertenti, però, sono quelli sul sopra citato romanticismo. Ecco qual è la più romantica frase che Anastasia riesce a dire a Christian:

«Christian, tu sei un terno al lotto, la cura per il cancro e i tre desideri della lampada di Aladino, tutto in uno.»

Questa lettura è stata così pesante che ho dovuto ricorrere a tutti i miei espedienti più stupidi per portarla a termine, un po’ come facevo al liceo nelle ore di materie scientifiche, e non mi è mai mancato il materiale per arginare l’irritazione dietro qualche pietosa risata. Un altro esempio? Ecco come si vede la goffa e impacciata Anastasia del primo libro guardandosi allo specchio ora che ha imparato come giocare con l’immenso patrimonio di Christian:

Mi fisso sbalordita nello specchio a figura intera, senza riconoscere la sventola che mi restituisce lo sguardo. Questa sera Kate ha superato se stessa e ha giocato alla Barbie con me, acconciandomi i capelli e truccandomi. I capelli sono vaporosi e lisci, gli occhi bordati di kohl, le labbra rosso scarlatto. Sono… eccitante. Sono anche tutta gambe, soprattutto con i tacchi alti e il vestito corto in maniera indecente.

Un idillio: lui è bellissimo, ricchissimo eccetera, lei è diventata un cigno Swarovski, quindi non può mancarle un bel minestrone di colpi di scena tutt’altro che inaspettati. Classici e ben ricalcati da Twilight: l’incidente del patrigno, il trionfo sfiorato del suo stalker che rapisce la sorella di Christian (eroicamente salvata da Anastasia, c’erano dubbi?), e non ultima la gravidanza. Inaspettata per i due sposini, prevedibilissima per qualsiasi lettore con un minimo di cervello.
La reazione di Christian non ha neanche bisogno di descrizioni, la cito così com’è:

«Ci conosciamo da cinque fottuti minuti. Volevo farti vedere come funziona questo cazzo di mondo e ora… Vaffanculo. Pannolini, vomito e merda.[…] Ecco perché mi piace avere il controllo. Così le stronzate come questa non mandano tutto a puttane.»

Sono rimasta basita, ma è durato poco, perché Anastasia ha dato prova di sé poche righe dopo: non è la sfuriata a turbarla, ma il fatto che Christian sia rincasato ubriaco lasciando incustodito il suo prezioso Blackberry. Con un sms in bella vista dalla sua ex Dominatrice pedofila. Così la nostra povera protagonista bistrattata, invece di infuriarsi per una simile reazione da parte del papà di suo figlio (che, per la cronaca, si chiamerà Puntino o al massimo Junior fino all’epilogo), scappa urlando al tradimento. Salvando nel frattempo anche la sorella di Christian, così, giusto per gradire.
E finalmente si arriva alla riappacificazione, al lieto fine e al tanto sospirato epilogo.
Con immenso sollievo credevo che il tormento fosse ormai finito, ma c’erano anche altre perle da citare: prima tra tutte la scena in cui Anastasia, incinta della seconda figlia, si dedica all’ennesima scopata con Christian evidenziando frustini e pancione in un’immagine che a me è sembrata probabilmente la più schifosa dell’intera trilogia, così conclusa:

Christian è sdraiato vicino a me: mi accarezza il pancione con le mani, le dita allargate.
«Come sta mia figlia?»
«Sta ballando» e rido.
«Ballando? Oh, sì. Wow, la sento.» Fa un ampio sorriso, mentre Puntino Due fa le capriole nella mia pancia.
«Penso che le piaccia già fare l’amore.»

Inorridita, mi sono affrettata a girare pagina… trovando una sgradita sorpresa: dopo l’epilogo c’era un’ulteriore appendice, che riassume l’infanzia tormentata di Christian e il suo primo incontro con Anastasia. Ripetendo per la miliardesima volta quanto lei inizialmente fosse stata goffa e timida, quanto lui fosse rimasto subito conquistato e quanto infine lei l’abbia salvato. La Mary Sue delle Mary Sue in tutto il suo squallore splendore. Certo, lei ha messo al mondo un figlio che è la quintessenza della perfezione, dati i genitori:

Ovviamente, Ted è il bambino più bello e talentuoso del mondo […].

Eh, ovviamente. E a questo punto, fuori di me dalla gioia, sono arrivata alla fine del libro e ho stappato la bottiglia de quel bon. Stavo cancellando l’e-book dal Kindle con un sollievo infinito, quando mi sono imbattuta nella nota conclusiva dell’autrice:

E questo è tutto… per ora.

Questo è stato agghiacciante, una minaccia in piena regola. Prego che sia stato veramente solo un modo di dire, lo spero per il bene comune di quel po’ di cultura che sembra sopravvivere in qualche modo. È inquietante pensare al successo strepitoso di questa orrenda trilogia, e mi auguro davvero di non doverne sentir parlare mai più.

Titolo: Cinquanta sfumature di rosso
Autrice: E.L. James
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2012
Prezzo di copertina: 14,90 €
ISBN: 978880462325

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