Seconda parte di una controversa trilogia tra stereotipi, luoghi comuni e cultura letteraria dei tempi nostri

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Trama:
Profondamente turbata dai misteri oscuri che l’imprenditore Christian Grey continua a nascondere, Anastasia Steele decide di lasciarlo e di cambiare lavoro. Ma Christian per Ana è un’ossessione: ogni giorno, ogni minuto di ogni ora pensa a lui e ai momenti passati insieme e così, quando Christian le propone di rivedersi, Ana non riesce a rifiutare. Lui sembra cambiato, è disposto a raccontarle qualcosa in più di sé e del suo passato, e così ritornano insieme. Tutto sembra andare per il meglio, ma a un certo punto i fantasmi del passato di Christian tornano a tormentarli e si materializzano in due donne che per lui hanno contato moltissimo. Il loro rapporto piomba nuovamente in una crisi profonda e Ana si trova spiazzata a dover combattere contro il passato di Christian fino a quando sarà costretta a prendere la decisione più importante della sua vita. E nessuno potrà aiutarla…

Recensione:
È possibile andare di male in peggio? Evidentemente, sì.
Cinquanta sfumature di grigio si era concluso con una classica copiatura di Twilight: Bella Swan lasciata da Edward Cullen parla di avere una voragine nel petto e si ritira in uno stato catatonico, mentre Anastasia Steele privata di Christian Grey (che ha osato sculacciarla con una cintura dopo averle pure chiesto il permesso, ricordiamo) si ritrova così:

E così si sviluppa uno schema: svegliarsi, lavorare, piangere, dormire. Be’ cercare di dormire. […] Non ho parlato con nessuno, neppure con mia madre o Ray. Non ho la forza di perdermi in chiacchiere ora. Non voglio saperne. Sono diventata un’isola, una terra distrutta, devastata, dove non cresce più niente e gli orizzonti sono desolati. Sì, questa sono io. posso interagire in modo impersonale in ufficio, ma niente di più. Se parlassi con la mamma, so che potrei spezzarmi ancora. E non è rimasto più niente da spezzare.

L’autocommiserazione per la prima ventina di pagine è più soffocante dell’afa della Bassa. A questo punto era meglio la Mary Sue fatta e finita del primo romanzo, che almeno era talmente idiota da fare ridere. Ma proprio quando si pensa che il tenebroso Dominatore che chiede il permesso alla sua Sottomessa anche di respirare sia finalmente uscito di scena, liberando il lettore dalla sua patetica presenza, ecco che riappare (dopo quattro giorni e una decina di pagine) come se niente fosse. E, puntualmente, Anastasia va in fibrillazione:

“Oddio.” Vedrò Christian, e per la prima volta in cinque giorni il mio umore migliora impercettibilmente e mi concedo di pensare a come sia stato lui.
Gli sono mancata? Probabilmente non tanto quanto lui è mancato a me. Avrà trovato una nuova Sottomessa? Il pensiero è così penoso che lo abbandono immediatamente.

Non appena la nostra eroina si rimette in contatto con Christian, ecco che ricomincia anche l’odioso stile narrativo da diario delle elementari (compresa la «dea interiore in boa di piume e diamanti e scarpe da sgualdrina», più gli insopportabili monologhi), a cui si aggiunge anche un’altra serie di interrogativi: il capo per cui lei lavora le ha proposto di uscire insieme, e le domande paranoiche cominciano immediatamente a fioccare. «Andare a bere qualcosa con il capo: sarà una buona idea?».
Si noti: Anastasia, nel libro precedente, aveva rifiutato uno dei suoi spasimanti perché era il fratello del suo precedente capo. Giusto, perché doveva preservarsi verginella e ingenua per il suo Dominatore. Ora che hanno fatto di tutto per le cinquecento pagine precedenti, lei può definirsi un’autentica dea del sesso… e il guaio è che si ritiene tale sul serio.
Tanto più che adesso, per la depressione seguita all’abbandono di Christian, ha perso peso al ritmo di un chilo al giorno (devo chiederle come ha fatto): il che vuol dire che il suo fisico da sfigata che tanto l’ha perseguitata fino a un mese prima è diventato perfetto come quello di una modella.
Non c’è bisogno di dire come va a finire tra i due ex fidanzatini fin dal loro primo incontro, con quei loro sguardi «brucia-mutandine», definizione se possibile peggiore anche dei «codini postcoito» per identificare l’acconciatura della protagonista ogni (rara) volta che si alza dal letto: da quel momento, ogni santa volta che si trovano insieme non fanno che scopare. E no, non è una mia scelta linguistica volgare, sono loro stessi a dirlo: perfino quando, più avanti, parleranno di fare l’amore, il lessico rimarrà tale e quale a quello di un film porno amatoriale.
Come se non fosse già abbastanza irritante doversi sorbire ogni altra pagina la descrizione dettagliata di quanto lui sia «supersexy e bravo a letto», in questo secondo libro campeggia anche un altro particolare del nostro bello-e-impossibile: a ventisette anni (e senza aver nemmeno finito l’università, ché tanto studiare non serve), guadagna «centomila dollari l’ora». E quindi, dal momento che il messaggio finale del romanzo è che l’importante è essere ricchi e belli, Anastasia si premura di farci sapere con il proprio consueto modo di fare da bimbetta leziosa che «il suo uomo» (nuova definizione che ricorre minimo 3-4 volte a pagina) non fa che sommergerla di regali, comprare case, farsi giretti tra yacht, alianti ed elicotteri e regalarsi incursioni dispendiose in tutti i sexy shop possibili per rimpinguare la sua «stanza dei giochi» e in particolare quello che viene chiamato «cassetto anale».
Un esempio che valga per tutto? Anastasia è stata assunta come editor e agente in una piccola casa editrice (peccato però che non abbia mai, e sottolineo mai, un solo testo o autore per le mani, e che passi l’intera giornata lavorativa a scambiarsi mail piccanti dal BlackBerry che Christian le ha regalato), il cui capo ovviamente ci prova con lei. Christian compra l’intera casa editrice, ne fa licenziare il capo che ha osato sfiorarla, e Anastasia si ritrova a sostituirlo. Dopo una settimana che è stata assunta. Certo, lei è bravissima e talentuosa, c’erano dubbi?
Sesso e soldi, però, non erano sufficienti per riempire altre seicento pagine, per cui entra in gioco il fattore imprevisto (che tuttavia qualsiasi lettore dotato di un briciolo di cervello si sarebbe aspettato fin dal primo libro): dapprima Mrs Robinson, la signora che ha molestato e sottomesso Christian quando era poco più di un ragazzino scampato a una madre prostituta e tossicodipendente e a un magnaccia sadico; e poi Leila, un’ex Sottomessa psicopatica, che assomiglia molto ad Anastasia e gira armata e pazza di dolore per essere stata scaricata. Entrambe le donne detestano e invidiano la sciacquetta che ha rubato loro il bel tenebroso.
Qual è il terribile segreto di Christian? Semplice: tutte le sue Sottomesse assomigliano a sua madre, che lui gode nel picchiare.
Anastasia esclusa, ci mancherebbe, perché lei è la sua grazia salvifica e la risoluzione positiva di tutto l’intrigo. Che altro ci si potrebbe aspettare dal centro focale di due interi romanzi?
Non mancano nemmeno i consueti accumuli di stereotipi come il parrucchiere italiano gay, l’autista che fa anche da gorilla, detective e legale (ma che ascolta l’iPod mentre guida per non sentire i due che tubano sul sedile posteriore), e l’unica ragazza con cui Anastasia non ce l’ha a morte perché tanto è lesbica e pertanto non gliene può fregare di meno del meraviglioso Christian.
A differenza della recensione precedente, qui non mi sono nemmeno data la pena di riportare citazioni dal testo. Sarebbe stato inutile, dato che si tratta di interi paragrafi copincollati tali e quali, che potete comodamente ritrovare nella recensione precedente.
Christian ha «i pantaloni che gli cadono sui fianchi» sempre e comunque, è «supersexy» e tutti i possibili sinonimi, infila le dita dappertutto e qualsiasi donna nel raggio di un chilometro è colta da iperventilazione e rossore soltanto vedendolo.
Anastasia è timida e anonima, ma è al centro dell’attenzione e dei discorsi di tutti, corteggiata e invidiata da tutti, e strappa il fidanzatino alle sue perversioni riuscendo a intortare perfino il suo psichiatra per farsi dire tutto, per buon nome del segreto professionale.
La sua amichetta del cuore Kate, già innamorata persa del fratello di Christian, ha anche un fratello (il «dio biondo», come viene definito). E Christian ha anche un’altra sorella. Guarda caso, anche tra questi ultimi due personaggi sboccia il grande amore: qualcuno ne dubitava?
Non poteva essere una degna scopiazzatura di Twilight senza il colpo di scena: «Sposami, Bella» dice Edward facendo sciogliere lettrici e spettatrici, e di conseguenza anche Christian ricalca un autoritario «Sposami» rivolto devotamente ad Anastasia. Certo, si conoscono da ben cinque settimane, è ora di comprare casa e pensare ad avere dei bambini!
E Anastasia non può che capitolare, anche se lo fa penare un buon paio di giorni prima di rispondergli: accetta, regalandogli un portachiavi per turisti di Seattle su cui lampeggia la scritta «Sì». Effettivamente, mancava una spruzzata di kitsch in questo immenso obbrobrio letterario.
Da questo momento in poi ho fatto una fatica incredibile ad arrivare alla fine del libro, il cui concetto principale si riassume in una frase:

Siamo solo lui e io, a fare ciò che sappiamo fare meglio.

Non c’è bisogno che specifichi che la cosa che sanno fare meglio è scopare, vero? In un ascensore affollato, a casa dove stanno ospitando l’amico-spasimante di Anastasia, Jacob Black Josè, durante la festa di compleanno di Christian. Ripeto: sempre, comunque e dovunque.
Il sollievo di quando sono arrivata all’ultima riga è stato secondario solo rispetto a quello che sto provando in questo momento, finita la recensione, con la speranza di non dover avere più niente a che fare con due libri su tre.
Certo, perché naturalmente sto aspettando il terzo per una sorta di perversa curiosità: guardare in fondo all’abisso della deficienza della maggior parte dei lettori (e degli editori) moderni. Temo di sapere già cosa aspettarmi, purtroppo. Grazie al cielo l’autrice si è limitata a una trilogia, e per carità, nessuno le dica che Harry Potter si dirama in sette libri. La narrativa è già caduta abbastanza in basso così, senza bisogno di un porno ambientato a Hogwarts!

Titolo: Cinquanta sfumature di nero
Autrice: E.L. James
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2012
Prezzo di copertina: 14,90 €
ISBN: 9788852027291

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