Mistero: perché, al nastro trasportatore, ti tocca recuperare pezzi di bagaglio?

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L’aereo ha toccato pista da meno di 2 secondi e subito scatta l’applauso al pilota. “Bene” – mi dico tra me e me, ancora appiccicata come una sottiletta al sedile del boeing. Sotto il nostro sedere, oltre al giubbotto di salvataggio che, per fortuna, se n’è rimasto quatto quatto lì al suo posto, c’è terra; serve solo un’energica frenata che colori l’asfalto grigio della pista di un nero carbone e un bel parcheggio – di difficoltà non dovrebbero essercene – non ho notato altri aeromobili fermi. Qualsiasi posteggio sarà perfetto.
Ma ecco un mistero, un quesito che vorrei quasi sottoporre all’attenzione di Voyager: quale strana forza della natura fa in modo che il 99% degli viaggiatori si slacci la cintura quando ancora la spia luminosa è accesa? Non vorrei essere nei panni di una hostess che ha appena agganciato il citofono ripetendo di rimanere seduti con le cinture allacciate finché l’apposito segnale non si sarà spento.
E mi arrabbierei ancora di più, da hostess, nel vedere che, ad aereo ancora non fermo, c’è già la rincorsa del passeggero più furbo che si avvinghia alla cappelliera, ritira i bagagli e si mette in coda davanti al portellone dell’aereo. Ancora chiuso, ovviamente.
Perché? Ti devono ancora portare la scaletta per scendere, dove vai?
Una spiegazione, forse, c’è. Il tuo pensiero ristagna lì da un po’: le valigie. Ti vuoi guadagnare la pole position accanto al nastro trasportatore per raccattare il tuo bagaglio non appena lo vedrai spuntare all’orizzonte. Se potesse, questo uomo – ché di solito è loro il compito di recuperare il nécessaire per la vacanza – si infilerebbe nella stiva dell’aereo per recuperarsela da solo, ‘sta maledetta valigia.
Blu, fucsia, nera, rossa, di Hello Kitty e una incellofanata con la scritta “Security bag”.
Tu aspetti.
Questo nastro ancora non si decide a sputare la mia valigia: medie dimensioni, grigio-argento, con il cartellino giallo dell’agenzia compilato a dovere con nome e cognome, numero di telefono e indirizzo dell’albergo.
Eccola! Quella è la mia. Prima che arrivi dalla sua proprietaria la guarderanno tutti: sono con il mio ragazzo alla fine del rullo, un posto come un altro, solo che la tua valigia sfila davanti ai 180 passeggeri del volo, perché l’unico buco che hai trovato per il recupero bagagli è un pertugio situato poco prima che il tuo bagaglio ritorni fuori, vicino agli scaricatori di aero-porto.
Finalmente fa capolino anche quella del mio ragazzo Daniele. Ottimo, possiamo andare.
Altro mistero: Daniele non mi segue. Guarda la sua valigia rigida, l’ideale per i viaggi in aereo. Resistente, in policarbonato. Zoppica (la valigia). Due passi e voilà! La rotellina se ne và.
Ci guardiamo perplessi. Parte qualche imprecazione che ha come unici riferimenti l’organo sessuale maschile e un prodotto del corpo umano che non è pipì.
Io risoluta nel far denuncia, perché, mi dico, non è possibile che il momento del ritiro bagagli generi un’ansia pari al giorno in cui ti sei laureata. Valigia mezza aperta per due anni, valigia con lucchetto rotto e serratura danneggiata, valigia (rigida) con un taglio di strana natura lo scorso anno.
Lui, il mio ragazzo, titubante. “No, è lo stesso. Mi arrangio. La tengo sollevata”. Certo, sollevarla di peso è l’unica possibilità che ti è rimasta, altre soluzioni non ne vedo, denuncia a parte.
Sfinito dalla mia insistenza, facciamo rapporto al personale dell’aeroporto. Conversazione in inglese. La marca? Acquistata quando? Pagata quanto?
Lasciamo l’aeroporto con un foglio in mano, il riassunto della grazia con la quale, in tanti aeroporti di questo mondo, viene trattata la “roba” altrui.
Per 7 giorni abbiamo altro su cui concentrarci, al bagaglio claudicante ci si pensa in Italia.
Si va all’agenzia viaggi per avere delucidazioni sulla prassi da seguire in questi casi. Troppe volte abbiamo lasciato perdere pagando di tasca nostra le aggiustature dovute alle porcherie altrui.
Email alla compagnia aerea, raccomandata alla compagnia assicurativa con un elenco interminabile di dati, preventivo di riparazione del bagaglio danneggiato. Il tutto entro 7 giorni dalla data di arrivo in Italia.
Tutta questa trafila per una ruota del cavolo che invece di starsene incollata al suo posto (nonostante le botte che avrà preso) se n’è andata per la sua strada?!
Risultato, non facciamone un mistero: abbiamo desistito.
Attualmente, la valigia è “ricoverata” in un negozio di riparazioni di Verona, dove per 15 Euro la nostra sventurata recupererà la sua normale silhouette. Nell’attesa che venga il prossimo guasto. Perché questo, signori, non è un mistero.

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