La compagnia Lavanteatro diverte e commuove con il testo di Robert Harling e l’ottima prova del cast diretto da Renato Baldi

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Fiori d'acciaio - LocandinaFiori d’acciaio è una commuovente storia di amicizie al femminile, ambientata in una cittadina della Louisiana, dove le vite di sei amiche si incontrano e si intrecciano nel negozio della parrucchiera Truvy. Il luogo non è il classico covo del gossip a cui lo stereotipo muoverebbe a pensare, ma piuttosto un microcosmo che racconta l’universo femminile, colto nelle tante sue sfaccettature. Il titolo originale della piece teatrale, Steel Magnolias, dell’americano Robert Harling, rimanda ad un affettuoso modo di chiamare le donne degli Stati del sud come la Louisiana, dove l’albero di magnolia è molto diffuso, proprio per lodarne la forza d’animo. Harling lo aveva scritto dopo la morte della sua giovane sorella, avvenuta a causa del diabete. E infatti la vicenda ruota proprio attorno alla giovane Shelby, malata di diabete e presto neo sposa, figura forte e fragile allo stesso tempo, che sorprende per la sua determinazione e per il coraggio delle sue scelte, che mettono a rischio la sua stessa vita. Il testo alterna momenti comici e tragici con leggerezza e maestria, riuscendo a trascinare con sé lo spettatore attraverso il mutare degli stati d’animo. Dello stesso Harling è anche la sceneggiatura della trasposizione cinematografica per il film del 1989 diretto da Herbert Ross, con Julia Roberts e Sally Field tra le protagoniste, che ha reso universalmente famosa l’opera.
La messinscena della compagnia Lavanteatro, nel Chiostro di S. Eufemia a Verona, è riuscita molto bene nell’intento di trasmettere l’essenza del testo, offrendo una rappresentazione al contempo leggera ed intensa, raccontando in maniera coinvolgente le emozioni suscitate da questa bella storia di amicizia tra donne. Fiori d'acciaio - ScenaLa scenografia anni ’80 fa da bella cornice, forte dell’espediente delle due specchiere completamente trasparenti e illuminate da una coroncina di led a luce bianca, davanti alle quali le donne si animano e si raccontano e attraverso le quali lo spettatore può “sbirciare” dentro il negozio, raccogliendo le confidenze delle sei amiche. Essenziali i giochi di luce, tanto per accendere l’entusiasmo o per smorzarlo nelle penombre, così come le musiche, che arrivano dalla radio del negozio, dunque colonna sonora più che realistica. Ma il vero punto di forza è la recitazione del cast. Sei brave attrici (Patrizia Pesente, Sara Da Como, Stefania Bergamini, Lorenza Gelmetti, Nadia Bitante, Claudia Gandini), interpreti di sei caratteri totalmente diversi, capaci di tenere viva la scena in ogni momento. Abili nei dialoghi, serrati e precisi, ma anche nelle piccole controscene. Sempre immedesimate, senza che mai lo stare in scena appaia innaturale. Bene dunque la scelta del regista Renato Baldi di lavorare sull’espressività delle singole interpreti e sul risultato d’insieme, per mantenere movimentata la scena pur nella staticità dell’ambientazione. Unica pecca, probabilmente dettata da esigenze pratiche legate a cambi di abito e acconciature, l’eccessivo numero delle pause, tra stacchi e intervalli veri e propri, nocivi alla tenuta dello stato di tensione emotiva a cui il pubblico era stato così abilmente portato.

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