In India, dove c’è chi va e chi, purtroppo, resta là

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Non ci si sente mai così lontani come quando non si sa quando si ritornerà. Se si ritornerà.
Per Goethe è un problema di spazio: dove è il suo cruccio. Per me, l’incognita è il tempo: quando. Forse perché quando potrebbe essere mai?
Il Kerala è lontano, da qualche parte in India, lo sappiamo.
Provate a collocarlo, il Kerala, uno dei 28 Stati federati in cui è suddivisa l’India: buio totale?
Consolatevi, perché c’è qualcuno che in questo mese di gennaio ripiomberà in una buia rete di tira e molla burocratici.
Italia o India, It o In. Per ironia della sorte, it, nella grammatica inglese, non è altro che il pronome di terza persona singolare neutro. In? Cosa può voler significare, se non “dentro”?!
Nessuno, tranne Leo Longanesi, giornalista ed editore del Novecento, seppe inquadrare l’Italia in modo così preciso e attuale. «Noi siamo il cuore d’Europa, ed il cuore non sarà mai né il braccio né la testa: ecco la nostra grandezza e la nostra miseria».
Kerala e marò. Anche per il 2012 qualcosa di nuovo l’abbiamo imparato.
Nell’attesa che il 2013 scriva la sua storia, posso parlarvi di quella stretta striscia della costa sud-occidentale dell’India, affacciata proprio sull’Oceano Indiano, chiamata Keralam dai suoi abitanti, persone mediamente molto istruite, se considerate che il Kerala è lo Stato indiano con il tasso di alfabetizzazione più elevato (oltre il 90% della popolazione).
Nella terra delle noci di cocco, perché secondo la teoria più accreditata Kerala significherebbe proprio questo (da kera, albero della noce di cocco e alam, luogo), sbarcarono, nel corso dei secoli, proprio tutti, dagli Olandesi ai Portoghesi, dagli Inglesi agli Arabi.
Nello straordinario pot-pourri etnico mancava solo l’Italia, ma da circa 11 mesi stiamo recuperando terreno. Qualche centinaio di anni fa si giungeva qui spinti dallo spirito colonizzatore, dalla frenesia di accaparrarsi terre generose di ricchezze naturali, spezie in particolare.
Oggi? Tutta un’altra storia.
Europa, Medio ed Estremo Oriente, con il loro patrimonio di tradizioni, convivono nel Kerala dalla natura invidiabile: verde e incontaminata, una delle ragioni per cui il National Geographic Traveller ha ritenuto di poter inserire questo paese nella lista delle 50 destinazioni più belle al mondo. Da non perdere.
Distese di sabbia bianca, acque limpide, palme da cocco, fiori tropicali: l’ordinaria cartolina di un paradiso lontano. Poco più all’interno, un groviglio di stagni e canali: sono le backwaters, le acque interne.
Non è un caso che i tour operator propongano gite a bordo di Houseboat, case galleggianti costruite interamente in legno e a mano, senza l’uso di bulloni o chiodi; qualcosa di simile alle nostre chiatte: impiegate un tempo per il trasporto delle merci e rivalutate oggi come mezzo ideale per romantiche crociere. Silenzio, di sicuro lo sentirete.
Una calma sonnecchiante vi accompagna durante la lenta navigazione. Lungo le rive, i villaggi si alternano alle risaie e ai palmeti. Qualche canoa ricurva, talmente grande da poter trasportare tutti gli invitati di un matrimonio, vi sorpasserà.
A voi non rimane che arrendervi al placido ritmo della natura, alla contemplazione di cosa voglia dire vivere sull’acqua.
Più all’interno, oltre le mangrovie e le foreste pluviali, vi aspetta la catena montuosa dei Ghati, dove le riserve naturali sono circondate da piantagioni di tè, caffè e spezie, dal cardamomo alla cannella. Un tappeto verde dal quale spuntano qua e là le raccoglitrici delle foglie di tè, donne che con le loro mani veloci staccano pazienti le foglie una ad una. Rimanendo nella zona dei Ghati, cogliete l’occasione per visitare il Periyar Wildlife Sanctuary, la riserva naturale più famosa di tutta l’India meridionale, dove vivono bisonti, cinghiali, tigri ed elefanti asiatici.
Il governo del Kerala sta investendo notevoli risorse nel settore del turismo, con risultati soddisfacenti per quest’area dell’India, molto ricca dal punto di vista culturale. Cochin, metropoli con più di un milione di abitanti, rispetta ancora i mille volti del Paese, nonostante la veloce avanzata dell’industria “turismo”.
Ogni città nasconde qualcosa che il buon viaggiatore saprà cogliere, nel bene e nel male.
E l’uomo che posto ha in questo paradiso?
C’è chi viene, vede e poi torna a casa. Chi viaggia, insomma.
C’è chi arriva. E sta. Se viaggia verso casa lo fa solo per il Natale. Poi ritorna.
Il Kerala è lontano.
La speranza è che non lo diventi troppo. C’è chi dice che «Le cose troppo lontane che non si possono neppure sognare si dimenticano».
Vediamo di non perderci di vista.

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