Noi, semplici viaggiatori + car a noleggio = emozioni da un’isola del Dodecaneso

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Saldo in agenzia, ritiro dei voucher, conferma dell’orario del volo, sperando che, almeno stavolta, la fortuna giri dalla tua e che l’aereo sia pronto a staccare il carrello dalla pista del Catullo puntuale. Puoi concedere, al massimo, quel maledettissimo quarto d’ora accademico, 15 minuti di agio che, in ogni caso, ti auguri il tuo boeing possa recuperare cielo facendo.
Sempre la stessa cosa.
Check-in: un’ora trascorsa tenendo le dita incrociate perché la tua valigia, con soli 2 viaggi sul groppone ma rattoppata qua e là come un patchwork, rimanga entro i 15 Kg.
Dogana: non sempre è la stessa cosa. «Di chi è questo zaino?». Cavoli, è il mio. «Posso dare una controllata?». Chiaro, sto cercando di aprirtelo mentre tu stai già rumando lì dentro. Mentre ripenso a cosa diamine ho messo in quello zaino, la signora in divisa gioisce nel veder emergere un sapone. Un normale sapone da bucato. Grazie a questa massa bianca informe, con la quale il mio fidanzato lava ogni sera i costumi da bagno del giorno, ho perso 2 Kg in 30 secondi e guadagnato qualche capello bianco dallo spauracchio.
Poi pulmino, aggrappati l’uno all’altra, con le teste che ruotano a 360° per cercare lui, l’aereo.
È sempre così.
Eccolo, bianco e rosso, con una A stilizzata disegnata sulla coda. Posti in 26° fila. Dicono che in caso di incidente aereo i più sfortunati siano quelli delle ultime file. “Che follia!” penso tra me e me. Non può essere sempre la solita cosa e, come Albert Einstein, mi aspetto, in caso di necessità, un risultato diverso.
Turbolenze, nuvole di panna montata sotto di noi, poi un saluto dall’alto a un’isola già conosciuta qualche anno fa, Santorini, romantica mezzaluna del Mediterraneo e inizia la discesa verso Karpathos. Con la faccia spiaccicata al finestrino vedo della terra in mezzo al mare e sento che quella è la meta della nostra unica vacanza all’anno. Anche se il nostro boeing sembra proseguire oltre, so, con un pizzico di presunzione, che è lì che trascorreremo la prossima settimana.
La forma dell’isola, stretta e allungata, impressa nella mia memoria dalle tante volte in cui ho sfogliato il depliant e due strisce d’asfalto grigio-nero, la pista, me lo confermano. Un vento fortissimo, il meltemia, che increspa le onde del mare mischiando il blu al bianco della spuma.
È sempre la stessa emozione.
Scendere dalla scaletta, ritrovarsi in un aeroporto che fino a pochi anni fa non esisteva, non vedere l’ora di raggiungere la meta nella meta, Pigadia, unico centro di tutta l’isola. Bancomat, ufficio postale, farmacie, negozietti, taverne e 3.000 abitanti (in inverno) da moltiplicare per tre nella stagione estiva.
Albergo spartano, come piace a noi, con vista sulla catena montuosa che attraversa l’isola, dove al mattino si addensano nuvole basse, ansiogene per chi, come noi, ha dovuto sopportare 4 giorni di pioggia su 7. Ma questa, per fortuna, è solo la storia di Skiathos, un anno fa.
Mezzo a noleggio e carta geografica alla mano: così è la nostra vacanza. Daniele, mio compagno di vita e di viaggio da ormai 7 anni, che in sella a un motorino o a bordo di una macchina è pilota ufficiale; io, casco in testa o finestrino abbassato alla ricerca di angoli che m’immagino nessuno possa aver ancora fotografato.
“Fermati appena puoi, vorrei fare qualche foto”: una delle mie follie, quella di trovare in un’isola, che potrà assomigliare per 100 motivi a un’altra, 101 cose che la rendano unica.
Kyra Panagia, chiesetta con cupola rossa e baia dalle acque azzurro-verdi, foto inflazionata perché spiattellata su tutti i depliants di tutti i tour operator, Amoopi, dove scovare tra le rocce pesci e granchi, Apella, stretta insenatura avvolta da rocce e alberi di pino, eletta, qualche anno fa, spiaggia più bella di tutto il Mediterraneo. E poi Lefkos, sul versante occidentale dell’isola, dalla sabbia soffice e dalle caratteristiche taverne nelle quali gustare ottimi piatti di pesce fresco.
Giorni volati in fretta, come il meltemia, dal soffio furioso che non ci ha mai abbandonati.
Riconsegniamo l’auto a noleggio a una signora che ci domanda, in inglese, cosa abbiamo gustato di Karpathos. Sorpresa, carta alla mano, ci indica altri 10 posti dove avremmo dovuto metter piede.
Ah, signora mia, su 7 giorni, 1 se ne va per il viaggio di andata e 1 per quello di ritorno. E poi, da quando in vacanza vince chi vede più “cose”? Siamo Alice e Daniele, non Wile Coyote e Beep Beep in versione fidanzati.
La nostra prossima follia? Già pianificata: fare la stessa cosa, ritornare a Karpathos, aspettandoci qualcosa di diverso…tranne noi, i viaggiatori!

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