Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, un pensiero di Giorgio Maria Bellini sul senso di comporre Poesia, oggi

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Il senso di comporre poesia in questo periodo storico, dove la cultura viene relegata come fosse mitologia remota, forse è l’unico antidoto alla tecnologia imperante. Intendiamoci essere poeti oggi non significa rifiutare le innovazioni, ma non rimanerne soggiogati come unica fonte di benessere culturale.
La poesia comunque deve proseguire un proprio percorso indipendentemente dai fattori esterni siano ad essa favorevoli o meno, chi scrive ha l’esigenza di tracciare il segno di ciò che prova e vede, la modificazione dei sentimenti umani e del pensiero in generale non credo possa avvenire, nonostante che la ricerca sul controllo mentale venga sperimentata in qualche laboratorio la riuscita è dubbia.
Il pubblico della poesia è stato sempre limitato, pochi l’apprezzano e la leggono, questo indica che la sensibilità verso questo modo espressivo probabilmente non appartiene alla generalità delle persone.
Nell’esperienza da me vissuta in cinquantasei anni, la passione poetica si è rafforzata al di là
dei tempi non sempre ricettivi. Ricordo le discussioni degli anni sessanta e dei seguenti quando si organizzavano dibattiti sulla presunta morte della poesia, oggi qualcuno ci prova, a tratti, a proporre questa tematica.
Tutto ciò veramente non ha molto senso, i poeti non si arrendono e non si lasciano intimidire dalle tendenze delle stravaganze commerciali.
Fino a quando un poeta metterà le proprie lettere di fuoco su un foglio di carta o su uno virtuale la poesia rimarrà viva quale fulgida espressione emotiva.

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