Un gioco di sopravvivenza, umanità e giuramenti

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”Durance” (di Jason Morningstar) è un gioco che parla di umanità. Un’umanità confinata su un mondo-prigione orribile quasi quanto i suoi abitanti. Un’umanità che lotta disperatamente per soddisfare i proprio bisogni, ma anche per conservare almeno un brandello di ciò che li rende superiori alle bestie. Un’umanità senza dubbio interessante, che i giocatori metteranno in scena.
In ”Durance”, ciascun partecipante controlla due personaggi, ciascuno dei quali siede su un gradino diverso di una delle due piramidi sociali: quella dell’Autorità e quella dei prigionieri. Il gioco è molto libero, con poche regole a dirigere la conversazione; la cosa più importante è l’interazione fra i personaggi e, soprattutto, fra questi ultimi e loro stessi. Ciascun protagonista, infatti, ha giurato a se stesso che non farà mai una certa cosa, nemmeno se questo significa rinunciare a ciò che desidera di più al mondo; inutile a dirsi, gli altri giocatori sono incoraggiati a far leva su questo giuramento per mettere il personaggio, e con esso il suo giocatore, di fronte a scelte drammatiche. La meccanica dell’endgame è altrettanto esplicita nell’accennare alla brutalità del gioco: la sessione finisce quando almeno metà dei personaggi sono morti, impazziti, hanno tradito i loro giuramenti o sono semplicemente scomparsi dalla circolazione. E non è detto che le cose vadano bene per quelli che rimangono.
”Durance” è un gioco intenso e per questo vale la pena di provarlo. Ma, come in tutti i giochi di questo genere, bisogna farlo consapevoli dei rischi che si corrono: innamorarsi di un personaggio per poi vederlo cadere o compiere gesti atroci non è una cosa facile. Anche se ne vale la pena.


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