Cast stellare per un film sull’amore per l’arte ambientato durante la seconda guerra mondiale

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Per la sua quinta volta dietro la cinepresa, Clooney ha scelto “una storia dentro la storia”: un gruppo di direttori di musei ed esperti d’arte viene arruolato nell’esercito americano con una missione specifica, ovvero quella di recuperare e restituire ai legittimi proprietari tutte le opere che Hitler e i suoi seguaci hanno trafugato e nascosto durante la guerra. A guidare il gruppo dei Monuments Men è Clooney stesso, che ha scelto come compagni d’avventura niente di meno che Matt Damon, Cate Blanchett, Bill Murray, Jean Dujardin, John Goodman e Hugh Bonneville. Un cast di stelle per un film che ha alla base un’idea davvero interessante: mostrare un aspetto di nicchia della Guerra. Tutti ricordiamo dai libri del liceo date, battaglie, sbarchi, orrori. Ma la cronologia degli eventi spesso non si sofferma troppi su risvolti “marginali” come quello che Clooney ha evidenziato con il proprio lavoro: come la fame di grandezza e magnificenza del regime nazista abbia portato Hitler a fare quello che ha fatto non solo a livello politico e sociale, ma abbia toccato anche altri campi come quello dell’arte. Migliaia e migliaia di quadri, statue, dipinti, pale e sculture sono stati rubati e nascosti dai nazisti in silenzio, approfittando del fatto che l’attenzione fosse rivolta alle azioni militari, per soddisfare le manie del Führer. Molte opere furono ritrovate, molte ancora mancano all’appello, molte addirittura vennero distrutte dai tedeschi perché non venissero riconsegnate. Il film si concentra proprio su tutto questo, eppure a mio parere non riesce a trasmettere fino in fondo allo spettatore l’importanza della questione: dovrebbe essere drammatico, ma le gag e le battute inserite lo rendono quasi comico, e la Guerra la si vede solo nei costumi e nella scenografia. Manca, in sostanza, la possibilità di immergersi in un vero e proprio contesto per capire meglio la dedizione dei Monuments Men per questa missione. Nel complesso, è una pellicola da vedere, ma non da riguardare una seconda volta.

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