Conflitto e Incontro nei “corpo a corpo” del festival «Oriente Occidente» Spazio alle diverse abilità nello spettacolo di chiusura di Candoco Dance

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La trentaquattresima edizione di «Oriente Occidente», il Festival Internazionale che ogni hanno ospita a Rovereto e a Trento il meglio della danza contemporanea, si è concentrata sul tema del “corpo a corpo”, inteso sia in termini di conflittualità che di comunione e vicinanza. L’idea del conflitto nasce dalla ricorrenza del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, ma considerando che Rovereto, con il suo più famoso simbolo di pace che è la Campana dei Caduti, si propone anche come città della pace, era naturale concepire questo “corpo a corpo” anche come ricerca di conoscenza e di incontro con l’altro.
Dopo una serie di spettacoli all’insegna della gran varietà, alcuni dei quali particolarmente originali, creati in piena simbiosi con la città e con il diretto coinvolgimento della sua gente (uno su tutti Rizoma di Sharon Fridman, allestito proprio nel piazzale della Campana dei Caduti), il Festival ha chiuso i battenti con le performance di una particolare compagnia di danza, che focalizza la propria attività sull’integrazione a livello professionale di danzatori abili e diversamente abili. Si tratta della Candoco Dance Company, compagnia del Regno Unito che all’Auditorium Melotti di Rovereto ha presentato due pezzi (Two for C del coreografo Javier de Frutos e Notturnino di Thomas Hauert), preceduti da un cortometraggio con protagonisti alcuni danzatori della compagnia.
La serata si è aperta dunque con la proiezione di un filmato che introduce il tema dell’espressione corporea anche nella disabilità, una specie di biglietto da visita della compagnia, che fa capire molto del rapporto dei suoi artisti con la danza e tra loro.
Certo, uno spettacolo dal vivo sarebbe stato preferibile, tuttavia il filmato è così sorprendente e ben fatto che i diciotto minuti della sua durata si esauriscono in un batter d’occhio. Ciò che colpisce maggiormente è il fatto che le possibilità espressive dei disabili (vi sono danzatori in carrozzina, e uno completamente privo di gambe) non appaiono affatto come una rappresentazione in chiave ridotta di ciò che può esprimere un corpo normale, ma sono a loro volta fonte di originalissime ed emozionanti coreografie, che il gruppo armonizza e integra in un unico, intenso momento artistico.
Al cortometraggio è seguito il pezzo Two for C, ispirato alla pièce Camino Real di Tennessee Williams, su musiche della tradizione Ranchera.
Qui due danzatori indossano maschere da wrestling messicano e interagiscono nel contesto di azioni che si rifanno al quotidiano di due persone nello stesso ambiente domestico. Trasformate dall’energia impressa dall’intenzione artistica, tali azioni si trasformano in un fluire sinuoso e ininterrotto di movimenti, dietro ai quali si cela completamente la disabilità di uno dei due protagonisti.
In Notturnino, terzo e ultimo brano della serata, il pretesto all’improvvisazione strutturata è offerto dal tappeto sonoro tratto dal film-documentario Il Bacio di Tosca. Qui le voci di ex-cantanti lirici, riuniti in una sorta di circolo, che si raccontano attraverso le interviste e gli accenni alle arie d’opera più famose, dovrebbero offrire gli spunti all’improvvisazione coreografica. Il condizionale è dovuto, poiché l’idea che passa è in verità più quella di un caos anche poco organizzato, che dà una sensazione di confusione e di scollamento con le immagini evocate dal sonoro.
Alla fine resta il ricordo di uno spettacolo piuttosto strano che, dopo aver creato aspettative di momenti di autentica sorpresa, si conclude avendole almeno parzialmente tradite.

Visto a Rovereto – Auditorium Melotti – 8 settembre 2014

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