Umani, non vorremmo essere nella vostra pelle… Il mondo animale in rivolta per i vostri diritti

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«Sei mai stato in uno zoo? Voglio dire…come spettatore?» Tony Danza

Avvertenza: ogni riferimento ad animali esistenti e/o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Nello Stato di Ialati gli esseri umani sono vittime di atroci sofferenze, di crimini brutali che, se non disponessimo di immagini, saremmo portati a negare per la troppa crudeltà.
Le associazioni “umaniliste”, WHF (World Human Fund) in testa, dopo circa un anno di investigazioni e inchieste pericolose, sono riuscite a documentare lo sconcertante traffico di “pellicce umane”: una pratica selvaggia compiuta da animali senza scrupoli.
La vittima della carneficina-style è lui, Homo sapiens, espressione con la quale si designa la specie umana, l’unica, attualmente vivente, ad appartenere, in base alla classificazione scientifica, alla superfamiglia degli ominoidei.
Al momento, non disponiamo di dati attendibili in merito al pericolo di estinzione per questo essere vivente, comparso 200 mila anni or sono: la speranza è che la sua spiccata intelligenza, la capacità di elaborazione mentale unitamente alla postura eretta siano per lui un valido aiuto per ribellarsi a queste torture.
Gli esperimenti condotti in laboratorio dallo scienziato Rattus sono confortanti: il cervello di Homo Sapiens è in proporzione più grande rispetto alle dimensioni del corpo e le capacità di linguaggio e comunicazione sono in media ben sviluppate, quasi come quelle dei Delfinidi. Test di laboratorio dimostrano un’ottima capacità di apprendimento, di ambientazione a situazioni di forte disagio e di comunicazione dei propri sentimenti.
A proposito di sentimenti, il mondo accademico animale è sempre più convinto che l’uomo sia un essere senziente a tutti gli effetti: una ragione in più per porre fine a questo strazio.
Pensate che, nello stato di Ialati, si ripete ogni anno una strage di 200 mila ominidi.
Il loro pelo è molto richiesto da nomi dell’alta moda universalmente noti, da Visione il visone a Golpe la Volpe. Un fatto curioso, perché, apparentemente, gli esseri umani appaiono relativamente privi di pelo, eccezion fatta per testa, arti e zona pubica. In realtà, un uomo medio possiede un numero di peli maggiore rispetto ad altri primati: i peli umani sono più corti, più sottili e più chiari se confrontati con quelli di uno scimpanzé. Meno appariscenti ma di inestimabile valore economico.
L’inchiesta dei movimenti “umanilisti” condotta sul territorio nazionale ha portato al censimento di 16 allevamenti di Homo sapiens, nei quali verrebbero prodotte ogni anni circa 170 mila pelli e pellicce. Casolari spesso fatiscenti, capannoni prefabbricati disseminati per le campagne e animali efferati che insistono in un’attività penosa, costringendo l’uomo a vivere in gabbie di metallo troppo strette, violando la natura di questo essere vivente.
Sembrava che gli anni ‘90 potessero segnare il declino di una simile tortura: infatti, il numero degli allevamenti è drasticamente calato, passando da 125, registrati alla Camera di Commercio, ai 16 attuali. Il crollo del settore pellicceria a metà anni ‘90, le frequenti liberazioni di uomini da parte di gruppi attivisti e la legge del 2003, con la quale si impone l’obbligo di ampliare le gabbie, con spese insostenibili per i piccoli allevatori, avevano aperto nuovi spiragli positivi.
Dal 1 gennaio 2008 gli allevamenti avrebbero dovuto diventare “a terra”, senza gabbie e con possibilità di piccoli ricoveri per gli umani. Un investimento che avrebbe reso l’attività anti-economica: per questo, come spesso accade in Ialati, il Ministero della Salute, con circolare del 18 gennaio 2008, accoglie con favore i numerosi ricorsi di allevatori, dando loro la possibilità di scegliere tra la modalità tradizionale, con gabbie, e quella innovativa, a terra.
Le telecamere nascoste all’interno di questi mattatoi documentano il processo che porta alla realizzazione di pelle e pelliccia umanoide. Prima di arrivare allo scuoiamento, l’Homo Sapiens subisce una vera e propria negazione del suo istinto naturale.
Essere socievole, comunicativo, educato a vivere in comunità e a relazionarsi con l’ambiente esterno, gli uomini vengono rinchiusi in gabbie basse e strette, così piccole che la loro colonna vertebrale non può nemmeno svilupparsi in tutta la sua lunghezza. Queste prigioni di ferro sono esposte al vento e al freddo dell’inverno, per evitare che la pelle raggrinzisca, assumendo quell’aspetto rugoso tanto sgradevole. Grazie alle rigide temperature i peli crescono forti e vigorosi: un vero dramma per il genere femminile, abituato a depilarsi con cura. Il genere maschile, invece, trova un minimo sollievo: nessuno è lì per rimproverarli se non si radono.
Le fattrici, selezionate con cura in base alla conformazione dei fianchi, sfornano cuccioli, chiamati bambini, ogni 9 mesi. In genere nasce un solo piccolo; qualche volta due. La gestazione, piuttosto lunga, è uno dei crucci degli allevatori, i quali stanno cercando di elaborare speciali vitamine che consentano o di dimezzare i tempi della gravidanza o di triplicare il numero di cuccioli a ogni parto.
Alimentati una sola volta al giorno, per risparmiare sui tempi e sul costo della “zampadopera”, per mezzo di un tubo calato all’interno delle gabbie, gli umani passano tutta la loro vita senza vedere la luce del sole, senza guardare la televisione, senza facebook. Niente pallone, niente Barbie. Niente scuola, cartoni animati. Zero passioni, dal bricolage al giardinaggio. No Sanremo, no Amici. Senza Vespa e senza Grillo.
Con le piaghe ai piedi, infezioni agli arti e agli occhi, coperti dagli escrementi di chi abita nelle gabbie impilate sopra, costretti a trovarsi di fronte il proprio simile che muore per le privazioni e che rimane lì, per giorni e giorni. Forse la congiuntivite è il male minore per questi esseri viventi: almeno non si vede il vicino moribondo.
La morte arriva, come il cibo, tramite un tubo collegato allo scarico di un trattore. Una camera a gas.
Gli uomini sanno bene di cosa si tratta. Sulle gabbie di metallo rimangono i segni degli ultimi tentativi di Homo Sapiens di sottrarsi a morte certa. Altre soluzioni finali usate dagli allevatori sono le elettrocuzioni anali o vaginali e rottura delle ossa cervicali.
Nei macelli ha luogo l’operazione di scuoiamento. È angosciante vedere tutte quelle pelli che penzolano dall’asta di metallo…
La pelle dondola, il sangue sgocciola.

Vi siete mai chiesti chi lavora in questi macelli? Conigli, cincillà, ermellini, foche, lupi, visoni e volpi.
Vi siete mai chiesti cosa ce ne facciamo, noi animali, del pelo e della pelle umana? Inserti per arredare le cucce: zerbini di benvenuto, tappetini, imbottiture di ceste, rifiniture di copertine, cappottini.
Con quale coraggio, noi animali, ci permettiamo di definire gli umani nostri “amici per la pelle”?
No, noi animali siamo così, perderemo il pelo, ma non il vizio.
Non abbiamo pelo sullo stomaco, altrimenti non saremmo così crudeli.
C’è mancato un pelo che ci scoprissero quei farabutti: abbiamo rischiato grosso con quest’inchiesta.
Non dobbiamo avere peli sulla lingua: occorre sensibilizzare il mondo animale. A questi esseri non deve essere torto un pelo.
Per chi cerca il pelo nell’uovo, con un po’ di “realistica fantasia” potete provare a ribaltare la situazione. Cosa succederebbe se questo massacro fosse compiuto sulla nostra pelle, miei amici animali?
Scoprirete cose che, forse, vi faranno drizzare i peli.


LA VOCE DEL PADRONE La voce del padrone B3
QUINTAPARETE
VERONAÈ TV
Già, può sembrare strano! Talvolta stima e amicizia di una persona ti colpiscono inaspettatamente. E ti trovi compiaciuto. Fu così che un giorno di diversi…