…ma non solo. Quando si viaggia si ha la fortuna di osservare come alcune cose possano apparire diverse dal nostro mondo (e modo) abituale

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Cari lettori, innanzitutto mi scuso con voi per la latitanza di questi ultimi mesi. Dall’ultimo pezzo di giugno, dedicato al raduno di Vespe svoltosi a Mantova, ne sono successe di cose in ambito sportivo. Faccende già ampiamente commentate, discusse, scritte. Solo per citarne alcune di famose: i Mondiali di calcio in Brasile, il trionfo italiano al Tour de France, la Ferrari della Formula 1 che non ottiene grandi risultati, le nuove parole e le nuove indagini sulla morte di Marco Pantani.
Tuttavia, mi piacerebbe stimolare qualche riflessione su quanto successo durante la mia luna di miele in Madagascar.
Dopo un tour di quattro giorni, io e mia moglie (ancora è strano pronunciare questa parola) ci siamo rifugiati in un piccolo e riservato villaggio a gestione italiana. Qui il personale di servizio, adibito alla tutela, pulizia e conservazione del sito, è prettamente locale, ossia malgascio. Gente sempre sorridente, disponibile, che agisce con quella tranquillità e semplicità che appaiono davvero strane e insolite rispetto al nostro consueto e solito modo (non modello) di vita denso di preoccupazioni, stress, ansie e agitazioni.
Ma non dilunghiamoci troppo. Settimanalmente il personale italiano del tour operator organizzava competizioni sportive e, fra queste, quella di calcio prevedeva squadre miste, in cui in ciascuna formazione potevano trovarsi sia ospiti del villaggio che giocatori malgasci.
Ospiti dotati di scarpe, presi dalla foga della sfida e dal desiderio di vincere. Ospiti con sguardi densi di agonismo. Ospiti che, dopo pochi minuti di gara, mostravano una fronte madida di sudore e che a stento andavano a recuperare un pallone quando questo si allontanava dal campo.
Giocatori malgasci a piedi nudi e senza abbigliamento particolarmente tecnico, con occhi nei quali si poteva scorgere il vero piacere del gioco. Giocatori cui non importava poi il risultato finale. Giocatori che rincorrevano la palla senza voltarsi indietro per vedere se qualcun altro lo faceva per loro.
Insomma, su uno stesso campo due visioni diverse. Una sola domanda: solo colpa del differente clima poco amico degli ospiti?

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