Dal 27 gennaio, su Fox, la serie racconta la storia di una docente e penalista che sceglie cinque studenti come assistenti. Ma alcune sequenze, inizialmente sotto forma di flash forward, nascondono un omicidio

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Arriva la serie How to get away with murder, che verrà conosciuta in Italia con il pessimo e stucchevole titolo Le regole del delitto perfetto, in cui si perde tutto il significato racchiuso nel titolo originale. La prima stagione è composta da quindici episodi ed è ancora in corso negli States, è firmata dalla produttrice Shonda Rhimes (la stessa di Grey’s anatomy e Scandal), e già si vocifera un ipotetico rinnovo per una seconda stagione, anche se la sottoscritta spera si tratti di una serie antologica poiché, a giudicare dall’andazzo della storia, non potrebbe reggere per più di una stagione, con il rischio di diventare prolissa e ridondante. Ogni episodio racconta e alterna due vicende che si svolgono in tempi differenti: la vita di cinque studenti universitari, detti anche “The Keating 5”, poiché prescelti dalla temibile docente Annalise Keating, alle prese con i diversi casi giudiziari e dall’altra parte le sequenze, i flash forward, che mostrano un omicidio apparentemente – e presumibilmente – commesso da alcuni dei “Keating 5” contornata da una fotografia cupa e ben riuscita. La scelta di strutturare gli episodi alternando le sequenze dell’omicidio a fatti antecedenti è molto simile a quella già utilizzata in passato nel telefilm Damages, e anche lì non mancavano gli avvocati come protagonisti, ma qui l’elemento che rende interessante la storia è il gruppo di studenti di giurisprudenza alle prese con l’omicidio. Di conseguenza incuriosiscono le strategie dei nostri per, appunto, get away e la loro metamorfosi palesemente visibile se si mettono a confronto le sequenze relative all’omicidio e gli antefatti. A parte ciò, alcune puntate risultano più noiose, fatto sicuramente dovuto ad alcune sottotrame riguardanti i casi giudiziari che presentano una struttura in qualche modo simile a molti altri telefilm sugli avvocati, ma a controbilanciare ci sono le sequenze che riguardano la trama-cardine, grazie alle quali si mantiene alta l’attenzione. Anche questo telefilm non manca di ribadire come il mondo degli avvocati sia per esempio losco, e dove ‘mentire’ è la parola d’ordine, elementi – o clichè – già visti e rivisti in altre serie legal drama.
Quindi perché guardare How to get away with murder? Sostanzialmente per il titolo stesso che orienta il telefilm verso un obiettivo e un decorso della storia diverso dagli altri sul genere. Nella prima puntata Annalise Keating si presenta ai propri studenti scrivendo con un gesso bianco sulla lavagna la frase: How to get away with murder, il perché il significato intrinseco e metaforico lo scoprirà chi guarderà il telefilm. Inoltre lo si consiglia per la buona caratterizzazione dei personaggi. Il personaggio di Annalise Keating ha molte sfaccettature e fragilità che vengono allo scoperto nel corso degli episodi, sicuramente è la colonna portante di tutto il telefilm; a seguire i “Keating 5” e le loro già citate metamorfosi e reazioni. La serie, in sostanza, è un buon prodotto: i primi episodi incuriosiscono, qualche clichè qua e là, poi riprendono le puntate più notevoli in cui la tensione si fa alta; e qui posso solo sperare che gli ultimi episodi e il finale stesso siano altrettanto soddisfacenti. Oltre a ciò consiglierei a chi è amante del genere di dare un’occhiata anche al già citato Damages che, nonostante abbia un plot differente, ha elementi che fanno assonanza con How to get away with murder, o come viene comunemente abbreviato nel web, HTGAWN.

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