Dal 19 novembre è disponibile in dvd Jersey Boys, e si coglie l’occasione per tracciare i punti focali della carriera di questo regista che, con i suoi ottantaquattro anni, regala ancora film degni di essere guardati

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Ardua l’impresa di tracciare un breve profilo del regista di circa trentasette film e interprete di più di quaranta. Prima di tutto si inizierà con la sua ultima fatica sfornata nel 2013 e in dvd questo mese: la storia dei The Four Season, quattro ragazzi “sotto un lampione”, tra cui il frontman Frankie Valli, originari del New Jersey. Il film, accompagnato dalle canzoni del quartetto, si apre su colui che interpreta Tommy De Vito, che rivolgendosi al pubblico narra la vera storia di com’è nata la leggenda e il percorso artistico che si interseca con la vita personale dei quattro.
Il film presenta una fotografia particolare che richiama le luci soffuse, quasi color seppia, dei locali in cui si ascoltava musica doo-wop. Il film si basa sul musical omonimo di Marshall Brickman e Rick Elice, e Clint “melomane” Eastwood ha modo di costruire un film in cui la musica è la vera protagonista, riuscendo a metterla in rilievo e facendola “parlare” al posto dei personaggi nei momenti cruciali. La musica è sempre stata un elemento predominante in tutti i film del regista, tanto che di molte colonne sonore ne è l’autore.
Per quanto riguarda la sua carriera, la svolta forse più importante avviene con Sergio Leone, che gli ha conferito fama internazionale. Dall’uomo senza nome, detto “il Monco”, con il poncho e il sigaro, il nostro ne ha fatta di strada; nonostante venga ricordato e identificato come l’anti-eroe dei film di Leone, Clint Eastwood, negli anni successivi, ha diretto film di altissimo livello. Sarebbero troppi da ricordare, quindi si citeranno soltanto alcuni di questi. Gli spietati (Unforgiven), un western che dedica ai grandi che l’hanno resto grande a sua volta, Sergio Leone e Donald Siegel. Il film vince nel 1993 il Premio Oscar come miglior film e miglior regia e nel 2004 è entrato a far parte del National Film Registry. Altro successo e piccolo gioiellino melodrammatico è I ponti di Madison Country (The Bridges of Madison County) dove il regista, oltre a dirigere, recita con Meryl Streep interpretando la parte di un fotografo di cui la protagonista si innamorerà. Il film non cade mai nello scontato, pur essendo sentimentale, e utilizza molti simbolismi più che parole melense. Nel 2003 un altro successo da ricordare, il contorto, suggestivo e violento Mystic River, con musica curata dal regista stesso e dal figlio Kyle. Anche le musiche di Million Dollar Baby (2004) sono del regista; il film è dedicato al mondo della boxe al femminile, e merita una menzione poiché affronta la difficile tematica dell’eutanasia e presenta molti richiami all’Irlanda. Per esempio il regista, che recita nel film, veste con particolari color verde, chiaro riferimento al trifoglio irlandese, e appella la sua boxeur con un nome gaelico, Mo Chuisle. Nel 2008 è la volta di altri due film di successo: Changeling, cupo e crudo, fotografia sempre azzeccata e musica composta ancora una volta da Clint Eastwood, e Gran Torino (titolo in riferimento alla coupé della Ford), che ha come tematica principale quella del razzismo e del sacrificio, tanto che è stato paragonato a quello di Cristo. Inoltre è l’ultimo film in cui Eastwood ha il doppio ruolo di regista e attore. Poi un omaggio a Nelson Mandela e alla squadra di rugby in Invictus, nel 2009. Il film ha per protagonista Matt Damon, che il regista sceglierà anche per il film dell’anno successivo, il corale Hereafter dove affronta in maniera umana, semplice e realistica il tema della morte visto attraverso gli occhi di tre persone differenti. Sono tre storie che finiscono per intersecarsi, tra cui quella di un medium. Qui non sono presenti espedienti che fanno ricordare i classici sensitivi dei film, il medium Matt Damon si mette in contatto con gli spiriti in maniera immediata, senza sfere di vetro o artifici, e anche la rappresentazione degli spiriti stessi appare realistica e naturale. E infine il non tanto acclamato J. Edgar, che narra la vita del fondatore dell’FBI, J. Edgar Hoover, la cattura di John Dillinger, segreti, bugie, un rapporto ossessivo e di sottomissione con la madre e la presunta e silenziosa storia d’amore con il braccio destro, l’avvocato Clyde Tolson. Anche qui, molta attenzione alla fotografia che richiama quella del genere gangster.
Nel corso della propria carriera, Clint Eastwood produce una filmografia personale che non lo rende collocabile in un genere univoco: dal western al musicale, al biografico, al thriller, al sentimentale. Clint Eastwood dà prova di essere un regista poliedrico e dinamico, in grado di raccontare senza effetti speciali storie di vario genere, e lo fa con una genuinità che non scade mai nel banale, regalando pellicole apprezzate da un pubblico variegato. L’età non lo ferma di certo: ha già ultimato American Sniper, con protagonista Bradley Cooper, che uscirà nelle nostre sale il primo gennaio del 2015.

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