Un artista da scoprire

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La risposta è facile. Alessandro Siviglia, artista contemporaneo italiano. Cosmopolita e allo stesso tempo radicato e orgoglioso del territorio in cui è nato e vissuto. Figlio della pop Art, dal tratto sbarazzino e fuori le righe, tipico dei writers metropolitani. Su di lui alcuni critici hanno speso paragoni importanti, scomodando addirittura Marc Chagall. Già, perché a detta di alcuni le opere di Siviglia richiamano i cieli nebulosi del maestro russo.
Dai lavori che ho potuto apprezzare, Siviglia ha uno stile proprio, autonomo, sinonimo di grande maturità; la sua arte è un insieme di colori e di stili che si rincorrono senza mai incontrarsi. Come dire? L’ordine nel disordine, proprio come il titolo di un suo quadro.
Alessandro si avvicina alla pittura all’età di quindici anni, fin da subito si distingue per l’originalità e la bravura nel disegnare sui muri; i graffiti sono un continuo rimando nella carriera dell’artista, ancora oggi le tele sono “imbrattate” di vernici spray, anche se i disegni e le forme risultano molto più raffinate di un tempo “ho un forte richiamo per i murales, infatti, la bozza e i fondi delle tele spesso le realizzo con spray e successivamente vado a riempire con acrilico i volti che realizzo. Cerco di avere una sorta di timbro, un mio personale segno di riconoscimento.”
Nonostante Alessandro disdegni ogni emulazione, personalmente ho notato che in alcuni suoi quadri riemergono le ombre, i chiariscuri e appunto il caos del Guernica di Picasso. Non voglio assolutamente scomodare un gigante dell’arte moderna, ma piuttosto sottolineare che ci troviamo di fronte ad un artista vero, con un tratto personalissimo che proviene da “lontano”, un insieme di spunti presi in chissà quale angolo di mondo.
Spunti probabilmente acquisiti anche durante la permanenza a Venezia. Nel capoluogo veneto inizia ad avvicinarsi alla tela grazie alle frequentazioni di artisti locali “a Venezia ho incominciato ad appassionarmi alle creazioni su tela perché quotidianamente entravo nelle botteghe di artigiani, scultori e pittori locali e mi immergevo in un’altra realtà; quasi come se venissi cosparso dall’alto di arte. In questa città magica ho dipinto i miei primi quadri astratti.”
Come i giramondo e i gitani apprendono le lingue e flessioni dialettali delle genti con le quali vengono a contatto creando un proprio pidgin, anche Siviglia si può senza dubbio definire un “gitano d’arte.” L’artista salernitano porta sulle proprie tele le esperienze di vita vissuta, lo testimoniano i suoi soggetti e i titoli dei lavori, come le maschere veneziane, i toreri e i gladiatori; simboli di città nelle quali Alessandro ha vissuto: Venezia, Valencia e Roma tra le altre.
Nella città spagnola la carriera dell’artista fa un altro passo in avanti “nel 2008 mi trasferii a Valencia, non trovando lavoro come grafico, iniziai a dipingere serrande e pareti a richiesta; diciamo che tiravo a campare. Non avendo amici writers e non conoscendo bene le zone della città, provai a cimentarmi nella pittura su tela assiduamente. La mia mente aveva bisogno di realizzare, creare, una specie di esigenza e alla fine venni premiato perché mi proposero di esporre in uno dei quartieri più centrali e caratteristici di Valencia, el Carmen.”
A distanza di sette anni Alessandro vive a Roma e ha aperto uno studio che gli permette di “vivere d’arte” come lui stesso ci tiene a precisare.
Per gli appassionati è consigliato andare a far visita ad Alessandro nel suo studio, nel caso passassero per Roma, per conoscere un talento autentico che non aspetta altro di essere scoperto.

Sivi
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