Semplicità e coscienza delle proprie risorse: ciò che serve per distinguersi dal gruppo

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«C’è chi in seconda fila brilla e in prima s’eclissa». Voltaire

Non è Paris con la Tour Eiffel, non è la Provence che sa di lavanda; la Valle della Loira è lontana, e Mont Saint-Michel, abbarbicato dall’altra parte della Francia, è a otto ore di viaggio.
L’Alsazia, regione nel centro della vecchia Europa, si trova nel Nord-Est del Paese: riparata a Ovest dalla catena montuosa dei Vosgi, il più piccolo territorio in cui è suddiviso lo Stato risente molto dell’influenza tedesca. Non potrebbe essere diversamente, poiché la storia ha spesso ridisegnato i confini di quest’area geografica, rimbalzata più volte tra i Francesi e i Tedeschi, senza mai conoscere, in passato, un periodo di unità. Non sono ancora trascorsi cento anni da quando la regione ritorna alla Francia, nel 1919, dopo essere stata annessa alla Germania per 48 anni (dal 1871 al 1919).
Nel cuore dell’Alsazia, a metà strada tra Strasburgo e Mulhouse, Colmar fa la sua bella figura.
Quella marca di abbigliamento invernale alla quale avrete forse pensato non ha nulla a che vedere con questa tranquilla cittadina di provincia. Il capoluogo del dipartimento dell’Alto Reno è la città più secca di tutta la Francia, con una media di precipitazioni di 53 cm l’anno. Il merito (o la colpa) è dei Vosgi, che bloccano le nuvole mantenendole sul versante della Lorena.
Per qualcuno, Colmar è la plus alsacienne des villes d’Alsace: come dire che, solo visitando questo gioiellino, si è in grado di afferrare la cultura alsaziana. Contornata da vigne e “difesa” dalle cicogne che spesso si fermano sui tetti delle case per nidificare, ordinata, bonaria, ricca di storia e di opere artistiche di grande valore.
A proposito di arte… Se al vostro arrivo si profila davanti agli occhi la Statua della Libertà, allora siete nel posto giusto! Ecco cosa unisce New York, megalopoli con più di 8 milioni di abitanti, a Colmar, 65 mila persone: una statua e il suo creatore, tale Frédéric-Auguste Bartholdi, che nasce nella cittadina d’Alsazia nel 1834. A cent’anni dalla sua morte, avvenuta nel 1904, Colmar ha voluto rendere omaggio all’artista con una replica della sua opera universalmente nota.
Dove trovare avvocati che ne sanno così tanto della storia dell’Impero da superare, per conoscenza, anche gli esperti Viennesi? È Voltaire che parla: durante il suo soggiorno nel capoluogo dell’Alto Reno, ha modo di apprezzare la cultura e la competenza dei cittadini, uomini comunicativi e rispettosi, pronti a mettere le loro biblioteche a disposizione della scienza.
Un’isola felice, almeno quando la frequenta il filosofo francese, dal 1753 al 1754. Giusto un secolo più tardi, infatti, Colmar deve affrontare una terribile epidemia di colera. I morti furono 349 su una popolazione di 21 mila unità, un numero apparentemente non così alto in termini assoluti: a livello psicologico, il trauma è forte. La malattia si accanisce soprattutto su chi vive in estreme condizioni di povertà, ma non risparmia chi crede di avere i mezzi per salvarsi. I vicoli stretti e la mancanza di norme igieniche contribuiscono al rapido diffondersi dell’infezione.
Oggi, passeggiare per quelle vie ha tutto un altro sapore: Columbaria, quel mucchietto di case dove Carlo Magno era solito allevare le sue colombe, è a dir poco luminosa. Prima città di Francia ad aver investito ingenti risorse in un progetto d’illuminazione di tutto rispetto, Colmar ha vinto nel 1997 il premio speciale dell’Académie des Arts de la Rue: 1100 punti luminosi, comandati tramite computer e collegati con fibre ottiche, sono disseminati per la città, valorizzandone i dettagli architettonici. Il blu del cielo ravviva le torri, il verde accentua le rive del fiume che l’attraversa, mentre il bianco simboleggia il fuoco della fede che si posa sui campanili. Infine, il giallo, il colore che rappresenta la terra d’Alsazia, terra di passaggio e di scambi.
E cosa commerciare, se non il vino? Già dal Medioevo, dal porticciolo d’Horbourg-Wihr, la preziosa merce partiva alla volta dell’Europa dell’Est. Questa è una delle tante strade percorse dal vino in passato, quello stesso vino al quale, nel 1953, l’Alsazia ha voluto dedicare una strada, la Route des Vins, percorsa, ogni anno, da una media di 11 milioni di turisti.
Altri numeri sono quelli del Musée Unterlinden, che, anche grazie alla sua opera più famosa, la Pala d’Altare d’Issenheim di Matthias Grünewald, è uno dei più prestigiosi di tutta la Francia, con 200 mila visitatori l’anno.
Et puis, rue de la Poissonnerie o la Petite Venise, da dove partire per una gita lungo i canali della città.
Insomma, a Colmar non serve essere in prima fila. Il suo fascino spicca qua e là, addirittura in periferia.
Questione di charme…

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