Da Botticelli a Matisse. Volti e figure al palazzo della Gran Guardia, a Verona

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Credevo proprio che le recensioni delle mostre d’arte servissero a richiamare il pubblico. Che, pagando il biglietto, fa guadagnare dei bei soldoni agli organizzatori. Di solito, questa è la ragione in virtù della quale i giornalisti (di testate grandi e piccole) vengono fatti entrare con entusiasmo più o meno sincero alle mostre. Anche il giorno dell’inaugurazione, come è regola al Mart di Rovereto, dove sono sempre impeccabili e professionali nell’organizzazione. Ma si sa, in Trentino con ospitalità e turismo ci sanno fare. Di più, per i musei dello Stato c’è una convenzione firmata dal direttore generale del Ministero dei beni culturali che prevede l’ingresso gratuito. Per quelli privati, c’è, dovrebbe esserci, l’intelligenza e l’interesse degli organizzatori.
Credevo, di solito, dovrebbe esserci.
Quando l’organizzatore è Linea d’ombra di Marco Goldin, la premessa qui sopra non vale. Così, vi presentate all’inaugurazione di un mostra importante col vostro bel tesserino dell’Ordine dei giornalisti in regola con i pagamenti annuali – ci mancherebbe altro, mica vorrete scroccare un ingresso! – ma al cancello trovate una specie di buttafuori, palestrato e vestito di nero (obbligatoriamente, come sulla porta di ogni discoteca che si rispetti) il quale decide con un criterio tutto suo chi può entrare. Alcuni giornalisti passano, altri no.
Poi, se la sala è mezza vuota perché, di regola, degli invitati se ne presenta non più che un terzo e l’organizzatore rischia di fare la figura del pellegrino con le autorità, il buttafuori diventa un buttadentro e si sbraccia per invitare ad entrare tutte le persone che passano in quel momento lì davanti. E così ci riesce benissimo, a far fare la figura del pellegrino all’organizzatore, naturalmente. Soprattutto, con la dozzina di giornalisti, o forse più, che sono stati esclusi solo qualche minuto prima.
Ecco, all’inaugurazione della mostra “Da Botticelli a Matisse. Volti e figure” al palazzo della Gran Guardia a Verona, venerdì primo febbraio è andata così. Sembra quasi che al signor Goldin non importi molto di attirare il pubblico pagante alle mostre che organizza, perché le ricche sponsorizzazioni di fondazioni bancarie e i contributi dei comuni lo ripagano ampiamente dei suoi, si fa per dire, sforzi organizzativi. E, allora, non possiamo raccontarvi nulla della mostra; possiamo solo dirvi che forse è meglio non vi presentiate ai cancelli nemmeno con il vostro bravo biglietto: vuoi mai che il buttafuoriedentro vi creda giornalisti e, senza ragione, vi cacci in malo modo.

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