E sulla delicata terra di ghiaccio solo le vostre orme: inimmaginabile viaggio artico

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«Impossibile essere un turista invisibile, ma si apprezza lo sforzo».

Geniale questo humour nordico. Essenziale. Glaciale.
È il governo delle Svalbard che vi parla, in accordo con il locale ufficio del turismo. Un decalogo elementare solo in apparenza, perché se qualcuno s’è preso la briga di mettere nero su bianco le Svalbard Rules vuol dire che non tutti siamo previsti del modello base “intuito-buon senso-rispetto”. Una massima fra tutte vi raccomanda di evitare di disturbare gli orsi polari e di non dar loro cibo. Chiaro, per chi è abituato a sfamare i piccioni cittadini lo slancio nutritivo verso questo mammifero si fa sentire; cercate di trattenervi: l’orso bianco è conosciuto certo per la sua bellezza – fategli una foto -, forse per una pubblicità con Licia Colò – indovinate quale -, forse per la sua indole tutt’altro che mansueta. Non facciamo dunque gli spacconi, ché con circa 4 mila esemplari di orsi che soggiornano da queste parti, a fronte di 3 mila persone che abitano l’arcipelago, c’è poco da scherzare.
Quale dei due numeri vi ha colpito, i tanti animali o i pochi umani? Mah, sapendo in che razza di posto siamo finiti stavolta, confinati nel mar Glaciale Artico tra i 74 e gli 81 gradi di latitudine Nord e a un migliaio di chilometri dal Polo Nord, mi sorprendono queste 3 mila anime, di cui più di 2 mila vivono a Longyearbyen, il principale centro amministrativo della Norvegia sulle Svalbard.
Già, la Norvegia, lo stato che dal 1925 ha sovranità su questa “costa fredda”, perché Svalbard significa proprio questo e nient’altro, anche se, come spesso accade, la natura riserva qualche sorpresa. E vuoi vedere allora che qui, tra la pulcinella di mare e il beluga, c’è posto anche per le miniere di carbone, meta, in passato, di ondate di lavoratori provenienti perlopiù dall’ex Unione Sovietica e poi dalla Russia? “Merito” del Trattato delle Svalbard del 1920, in base al quale le potenze firmatarie (tra cui l’Italia) hanno il diritto di sfruttare le risorse dell’arcipelago.
Non che in passato ci si sia fatti scappare qualcosa! La caccia alle balene è cosa vecchia di 400 anni, mentre per le spedizioni invernali di caccia e cattura di animali da pelliccia bisogna aspettare il 1800. Immagino il sollievo delle bestiole quando nel 1906 il signor John M. Longyear inaugura la sua miniera…qui a soffrire sono gli uomini.
Carbone = foreste? Certo, ma di milioni e milioni di anni fa, perché qui la vegetazione attuale non contempla alberi ma muschi, licheni e cespugli sparsi qua e là, come volessero riempire lo spazio vuoto, mentre il legno dei pali e delle poche capanne arriva dalla Siberia, per mare, trasportato dalle correnti. Un viaggio apprezzabile quello dei tronchi, ma se vogliamo metterla sul piano dei chilometri è nulla in confronto a quello intrapreso dalle Svalbard, che 600 milioni di anni fa si trovavano vicine all’Antartide, 350 milioni di anni fa a metà strada, nei pressi dell’Equatore, e ora sono entrate nella calotta polare artica.
Di traversate ne sappiamo qualcosa anche noi italiani: è da Ny-Ålesund, piccolo insediamento di 200 abitanti (in estate) e 30 (in inverno) che decolla, nel 1925, l’avventura di Umberto Nobile, progettista di aeronavi ed esploratore conosciuto soprattutto per il tragico epilogo della spedizione del dirigibile Italia.
Di Italia alle Svalbard c’è dell’altro oltre al ricordo di un sogno precipitato su una banchina di ghiaccio. È aperta anche d’inverno e a maggio ha festeggiato i primi 15 anni d’attività: è la base voluta dal Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per accogliere ricercatori esperti nei settori dell’oceanografia, biologia marina, chimica e fisica dell’atmosfera. Ah, si chiama Dirigibile Italia.
Qualcuno di voi sarà forse alla ricerca di un valido motivo per mettere piede da queste parti, dove, qualcuno dice, è tutto ghiaccio. Forse, però, un viaggiatore non dovrebbe mai chiedersi il perché di una meta: la ricerca di una risposta vi terrebbe così impegnati da oscurare tutto l’inimmaginabile che il viaggio porta con sé. Perché qui esiste, solo per fare un esempio, un settimanale, lo Svalbardposten che ha raggiunto quota 3224 abbonati nel 2003, più del numero gli abitanti, oppure perché, oltre al bianco del pelo dell’orso, il colore prevalente è il biondo dei capelli dei giovani studiosi che sbarcano ai confini del mondo con l’ambizione di salvarlo, questo mondo. Inimmaginabile, vero?
Straordinario, quasi quanto voi, che avete dovuto faticare non poco per essere “turisti invisibili” in questa terra lontana. Nordica. Essenziale. Glaciale. E questo non è humour.

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