"I doni" di Ursula Le Guin è un romanzo da dimenticare

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Non ci siamo proprio. Ursula Le Guin è una delle autrici migliori che la letteratura fantasy abbia mai avuto (si pensi, prima di tutto, alla saga di Earthsea), eppure “I doni” è un esempio perfetto di cattivo romanzo: personaggi a cui non si vede perché il lettore dovrebbe affezionarsi, una trama che fino all’ultimissima parte non ha nulla di appassionante e un’ambientazione tratteggiata rozzamente e ben poco interessante.
La premessa dell’opera è che fra gli abitanti dei Monti (una regione, evidentemente montuosa, non meglio collocata all’interno di un contesto più ampio) sono presenti i Doni, una varietà di poteri magici. I montanari – li chiameremo così in mancanza di altro termine – sono l’incarnazione dei pregiudizi che gli abitanti delle pianure da sempre hanno nei confronti di quelli delle montagne: sono ignoranti, sporchi e vagamente selvaggi, sempre in lotta fra loro per motivi futili. Non si capisce come mai non si siano sterminati a vicenda, o un clan particolarmente potente non abbia dominato tutti gli altri, dal momento che fra i Doni in possesso di alcune famiglie nobili vi sono gli equivalenti fantasy delle armi nucleari e batteriologiche; ma questa è solo una delle tante incoerenze che impestano il romanzo. Altre includono il comportamento dei personaggi, in particolare il padre del protagonista, e la loro generale stupidità, che sfiora il livello bestiale. Che i personaggi di un libro siano stupidi ci può anche stare: ogni specie animale produce esemplari con facoltà mentali al di sotto della soglia di sopravvivenza. Quello che non è accettabile in una storia è che, nonostante tutti i personaggi siano stupidi, essa vada avanti come accadrebbe nel caso in cui fossero le loro scelte a guidarla e non la mera volontà dell’autore.
Vogliamo parlare della trama? Non possiamo, perché fino alle ultime pagine non accade nulla. La maggior parte dello spazio è occupato dalle riflessioni del protagonista, un ragazzo costretto alla cecità dal potere terribile e incontrollabile che alberga nei suoi occhi (ma, con cento pagine di ritardo, egli scoprirà che…): peccato che questi pensieri siano banali e stufino in fretta. Anche lo stile lascia alquanto a desiderare, con un abuso del raccontato a spese del mostrato e un ritmo piuttosto lento. Una tristezza.
Abbiamo preso “I doni” in prestito in biblioteca e ne siamo lieti: questo romanzo non vale il prezzo di copertina. O la metà di esso. O qualunque spesa, a dire il vero.

Ursula K. Le Guin, “I doni”, pp. 235, € 17,60


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