Due mostre, a Londra e a Verona, dedicate alla riscoperta e alla celebrazione dell’artista a quasi cinquecento anni dalla realizzazione della sua opera magna Cena in casa Levi

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Il 2014 sarà un anno all’insegna della celebrazione del famoso pittore Paolo Caliari, detto il Veronese. La Gran Guardia di Verona e la National Gallery di Londra sono pronte a inaugurare un’esposizione tutta dedicata all’artista veronese. I curatori della mostra veneta, Bernard Aikema e Paola Marini, sono decisi a fare un’esposizione completa e dettagliata, chiedendo in prestito numerose opere a musei di tutto il mondo. L’esposizione inglese preferisce invece diminuire il numero di quadri, ma ha deciso di dedicare all’artista l’ultimo piano della National Gallery, in modo che i dipinti possano essere illuminati dalla luce naturale del cielo londinese.
Paolo Caliari, più noto come Paolo Veronese, fu uno degli artisti più famosi del Cinquecento, facendo seguito al Tiziano e all’emergente Tintoretto. Le tecniche artistiche da lui utilizzate furono molto diverse da quelle dei pittori veneziani: preferì sempre valorizzare le linee e il disegno e non si uniformò mai alla pittura tonale, cavallo di battaglia del Tiziano, divenuta progressivamente tradizione autoctona. Dopo una prima formazione nella città natia, viaggiò molto e lavorò anche presso la corte dei Gonzaga, che gli attribuì il nome di Veronese. In seguito si stabilì a Venezia, dove conobbe il maggior successo; una citazione su tutte, l’affresco della chiesa di San Sebastiano, che gli costò molti anni di lavoro. Notevoli furono anche le collaborazioni con il Palladio, per cui arricchiva le pareti delle ville con prospettive architettoniche sperimentali e la composizione delle Cene, tele di grandissimo formato che ritraevano scene conviviali, dove l’episodio evangelico fa da pretesto alla messa in scena degli sfarzosi banchetti dell’aristocrazia veneziana. Tra le più note vi è la Cena in casa Levi, proprietà dell’Accademia di Venezia e prossimamente in mostra nelle sale della Gran Guardia.
La qualità del Veronese è di aver ritratto le scene della vita veneziana, facendole diventare simbolo di libertà ed eleganza; ciò fece di lui il massimo «interprete dell’apertura intellettuale e del civile modo di vita che fanno della società veneziana, in un tempo di conformismo moralistico e di involuzione neo-feudale, la società più libera e culturalmente avanzata» (Argan).
Una mostra per celebrare l’importanza di un artista mai riconosciuto completamente dai suoi contemporanei (il Vasari delle Vite non riporta il suo nome, così come non è citato dal Palladio), e per porre l’accento ancora una volta sulla centralità del territorio veneto, terreno d’innovazione e di sperimentazione artistica grazie alla dinamicità di una società che ha sempre sostenuto e impegnato gli artisti dell’epoca. A dimostrazione che il Cinquecento veneziano non deve essere identificato solo con Tiziano, essendo stato altresì un momento importante per la città di Verona, che riproporrà dopo quasi vent’anni una mostra dedicata all’artista di casa e riporterà in terre natie opere provenienti da musei di tutta Europa.

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